UNIVERSO BIANCONERO
Una delle tesi accusatorie di Auricchio e dei suoi uomini, abbracciata totalmente dai pm Beatrice e Narducci, è che la “cupola” aveva interesse a salvare la Fiorentina. Per la penultima giornata di campionato, il 22 maggio 2005 si gioca Lazio-Fiorentina 1-1, importantissima per la salvezza dei viola, ed è diretta da Rosetti, un arbitro mai entrato nel novero dei sospettati di compiacere la “cupola”.
Non è strano che la “cupola” non trovi il modo di fare arbitrare quella delicata partita ad un arbitro “associato”? Se fosse stato davvero possibile il truccaggio del sorteggio, come sostenuto dall’accusa, perché non pilotarlo affinché uscisse un arbitro “amico”? Idem se il truccaggio era nella composizione delle griglie. Strano che la “cupola” non provveda a rendere un po’ più agevole la salvezza della Fiorentina, visto che mancano solo due partite, dovendo poi, secondo la teoria dell’accusa, metterci una pezza all’ultima giornata attraverso l’arbitraggio di De Santis in Lecce-Parma, con quel 3-3 che era solo una tra le 2.187 combinazioni ancora capaci di decidere la sorte di chi doveva retrocedere in serie B. Altra incoerenza dell’accusa: De Santis, che secondo Auricchio si era sdoganato e si ridogana per quella partita, avrebbe potuto lavorare per far vincere il Lecce, condannando alla B il Parma. Era il modo più semplice per salvare la Fiorentina, ma così non fu.
Torniamo a Lazio-Fiorentina, una partita segnata dal clamoroso errore dell’arbitro Rosetti, che non vede un evidente fallo di mano del laziale Zauri che si sostituisce al portiere, allarga il braccio ed intercetta la palla. Avrebbe dovuto essere rigore per la Fiorentina ed espulsione per Zauri. Una Cupola che si rispetti, non solo avrebbe dovuto impedire un errore simile, ma nel caso, sarebbe poi intervenuta duramente per rimediare. Invece….
Invece la difesa di Luciano Moggi ha ritrovato due intercettazioni che rendono giustizia a Paolo Bergamo, che nell’intervallo parla con il quarto uomo Banti senza chiedere nessuna compensazione per la Fiorentina, ma solo di svegliarsi e di arbitrare bene “perché qui si rovina un campionato”, e alla fine rimprovera a Rosetti l’errore, preoccupandosi per le reazioni che investiranno l’intera categoria: “Qui ci crocifiggono tutti”.
22 maggio 2005 – Lazio Fiorentina, ore 15.58 nell’intervallo della partita.
Bergamo: Lucaaa!
Banti: Paolo sono io eccomi…
Bergamo: Guarda che c’era un rigore e un’espulsione…
Banti: Eh… non l’abbiamo visto Paolo…
Bergamo: Eh, non l’avete visto, ma che cazzo fate, Papadopulo è sempre in piedi, fa i cazzi suoi… e te stai lì e non dici, l’altro c’è rigore ed espulsione, avvertilo Roby, svegliatevi… qui si rovina un campionato, diglielo.
Banti: Ok, ciao, ciao.
22 maggio 2005 – Dopo Lazio Fiorentina.
Bergamo: Roby…
Rosetti: Uèi…
Bergamo: Ma che casino ragazzi! È incredibile guarda. Ma Dio santo ragazzi. Ma vai a parlare con Giannichedda? Uno ti fa un fallo e te vai a parlare con quell’altro… eri talmente imbambolato che io non ti riconoscevo nemmeno…credimi. C’è questo episodio, te fai qualche passo vai verso il guardalinee e poi vai a parlare con Giannichedda? Io non lo so, ragazzi, a volte…boh.
Rosetti: Che ti devo dire….
Bergamo: Eh no, dimmelo te… se non me lo dici te.
Rosetti: Eh…non l’ho visto…non l’ho visto.
Bergamo: Dio santo… mai hai tutti che ti protestano, un dubbio ti potrà venire… no?.
Rosetti: Eh infatti, mi viene il dubbio e guardo subito Pisacreta (uno dei due assistenti, ndr., questo faccio.
Bergamo: E lui non ha visto, evidentemente.
Rosetti: E poi arriva Giannichedda e mi fa (Zauri, ndr) “l’ha presa con la testa”…
Bergamo: Eh sì ma Giannichedda, ma che ci combina Giannichedda, Roby? Il fallo non l’ha mica fatto lui. Te lì eri nel pallone, non lo so, eravamo al ventesimo, boh… non eri vivace… perché vai a parlare con Zauri! Aggredisci lui… lui se ne sta andando via, vedi se riesci a tirare fuori qualche cosa da lui. Ma che cazzo ci combina Giannichedda, scusami, io non lo so. E’ il peggiore errore dell’anno.
Rosetti: Com’è? Clamoroso questo? È clamoroso?
Bergamo: Sì, clamoroso, è il peggiore errore dell’anno che ti devo dire: è rigore e espulsione, non è una cosa… questo (Zauri, ndr) va col braccio aperto e lo tira fuori.
Rosetti: Ehhh… vaffanculo va.
Bergamo: E’ incredibile, ma poi non hai avuto una reazione… uno va, fa, si muove… te fai dei passi molli, vai verso Zauri che si allontana poi arriva Giannichedda che dice che ha colpito di testa ed è finita lì. Purtroppo, al di là del non vedere, che eri anche in buona posizione poi, che eri lì fuori dall’area di rigore… era un gran tiro, per l’amor di Dio, evidentemente era una situazione difficile, ma non hai avuto quella reazione che dovevi avere, minimo vai ad aggredire quello che ha colpito di testa, o no? Minimo parlaci, vedi come reagisce, se è imbarazzato, se ti dà un aiuto, un conforto… e parli con quello che non ci combinava niente, boh, non lo so, veramente. Qui ci crocifiggono tutti uno insieme all’altro, perché è inspiegabile, non c’è niente nella dinamica anche… te vai lì, Giannichedda e quello che ha fatto il fallo ti dice “testa” ma tu…vabbè: l’arbitro non ha visto e il giocatore è un imbroglione… ma scusa, uno fa il fallo e te vai a parlare con quell’altro?
Rosetti: Cosa ti devo dire….
Bergamo: E che mi devi dire, è un casino, è un casino. Il primo tempo poi, al solito, Papadopulo (l’allenatore della Lazio, ndr) sembrava il padrone del vapore… e allora è inutile parlare delle cose se poi arrivate in campo e le cose non le fate. Roby, sinceramente, dimmi quante volte si è parlato di Papadopulo e Papadopulo ha continuato a stare tutto il primo tempo lì, al limite dell’area di rigore e, quindi… Banti, vabbè, è Luca Banti (il quarto uomo di Lazio-Fiorentina, ndr), ma te sei Roberto Rosetti. Allora se noi dobbiamo far diventare gli allenatori eroi, vabbè fate voi… tanto ci siete voi ad arbitrare la domenica, non ci vado io, quindi, che cazzo me ne frega. Ma, Dio santo, ma le cose parlate, allenatori che sono già nell’occhio del ciclone, arrivano in campo quelli come te che non riescono una volta a dirgli: “Guardi, stia per lo meno al bordo della panchina”. Non ti dico mica vai a buttarlo fuori, ma perché deve stare al limite dell’area tecnica quasi a contatto con i giocatori, io non capisco perché. Luca è un coglione, ha fatto una partita, ma te ne hai fatte cento ora, cazzo… vabbè, è un gran frittata… vabbè, ci sentiamo dai, ciao.
Rosetti: Ciao.
fonte: ju29ro
In: L'altro calcio
3 giu 2010
Dalle pagine del giornalino rosa, dopo mesi di silenzio, torna a parlare l’imputato numero uno di questa stagione fallimentare. Ciro lo abbiamo ritenuto inadeguato, che le nostre strade si separassero era per noi inevitabile oltre che sacrosanto. Ma con lo spirito critico che ci contraddistingue, è giusto, con il senno di poi, ammettere che non può essere considerato l’unico responsabile.
“La situazione della Juve aveva la precedenza sulla mia,nel timore di nuocere all’ambiente non avrei potuto parlare liberamente. Dunque era meglio tacere.”
I numeri dicono che dopo l’esonero la Juve non è migliorata.
“L’ha ammesso lo stezzo Zac, che nei mie confronti è stato corretto. Non mi fisso sulle statistiche, mese per mese le situazioni sono diverse. Esiste però un dato certo: non era tutta colpa mia.”
A chi spedisce questo messaggio? Alla società? Ai tifosi? Ai giocatori che dopo la sua cacciata hanno parlato un po troppo?
“Io non ho alcun malanimo nei confronti della Juve e della sua gente, perchè 16 grandi anni non si dimenticano per colpa di 6 mesi. In settimana ho rescisso il contratto perchè voglio tornare a lavorare come allenatore, non perchè mi premeva abbandonare Torino. Detto questo nei giorni seguenti l’esonero ho letto dichiarazioni che mi hanno ferito. I calciatori sono fatti così, però frasi come “adesso si che ci alleniamo bene” o “Zac ci fa finalmente lavorare sulla tattica” come se io non avessi passato ore sul campo a spiegare moduli e schemi…. Diciamo che se il mio successore era così preparato, i giocatori che cmq con lui hanno raccolto una media punti peggiore sono proprio asini”
Veniamo alla sua gestione. Quali colpe si riconosce?
” In generale non voglio alibi, mi sento responsabile del fallimento. Nello specifico, l’ottimo inizio e la consguente pioggia di elogi in qualche modo mi hanno fatto calare la tensione. Nei primi tempi ero molto esigente, e le cose filavano liscie. Poi ho un po mollato, inconsciamente devo aver pensato che il difficile fosse alle spalle. L’inesperienza della qualse sono stato spesso accusato s’è vista li.”
Sin all’inizio lei è stato accostato a Guardiola, ma il paragone regge poco. Il catalano non allena i suoi vecchi compagni di squadra.
“Alla fine dover dirigere alcuni amici è stato un problema. Ho sempre scelto con la testa e non con il cuore, non sempre sono stato capito.”
Prima di accettare l’offerta di laporta, guardiola pretese la cessione di ronaldinho e Deco perchè troppo condizionanti lo spogliatoio. Lei fu tentato di fare lo stesso con Del Piero?
” Non è pensabile che Del Piero venga ceduto. Ronaldinho ha giocato per il Barça 5 anni, Ale rappresenta la Juve molto di più. C’è un rapporto, c’è una grande storia. Però lui vuole giocare sempre e a volte questo diventa un problema. Può esserlo anche il prossimo anno.”
Felipe Melo è un giocatore da Juve o no?
“Ne ha le qualità, ma deve imparare a farsi voler bene dai compagni. E’ tutt’altro che un cattivo ragazzo, però la supponenza con la quale si allenava ha indispettito molti, e se qualcuno risulta antipatico agli altri in campo si nota.”
Diego va tenuto o sbolognato?
“Assolutamente tenuto. E’ bravo e si allena con coscienza. Ha bisogno di due punte che vadano in profondità, perchè il suo punto di forza è il lancio: purtroppo la tendenza di quelle che avevo era venirgli incontro a dialogare. Questo è il motivo per cui non è esploso.”
Ma sul mercato lei non mise bocca?
“La chiamata della Juve fu improvvisa. Cannavaro e Diego erano stati già presi, ma non li rinnego. Mi andavano bene. Grosso l’ho voluto io. Dico questo perchè mi offendeva leggere che la squadra me l’avesse costruita Lippi, in attesa di venire a occupare il posto che gli tenevo in caldo.”
Lippi doveva tornare da Dg?
“Ipotesi più plausibile. E non avrebbe fatto la formazione.”
Si è sempre detto che allo staff dirigenziale mancasse il cosiddetto uomo di campo. Una critica giusta?
“Il periodo complessivo del dopo calciopoli non è sttao malvagio: subito in A, subito in Champions, secondo posto. E’ andata male questa stagione, e in tanti ne abbiamo pagato le conseguenze. L’autorità dell’uomo di campo è mancata nei momenti di crisi, quando i dirigenti parlavano alla squadra anche in tono aspro, e ai giocatori si leggeva in viso “chi divolo sei per dirmi cosa devo fare?”
In: L'altro calcio
3 giu 2010
Chi vi scrive lo ha amato più di Zidane. Solo del Piero gli è stato più grande negli ultimi vent’anni. Un fuoriclasse, un uomo e un professionista vero. Mi ha addolorato vederlo bistrattato dalla precedente dirigenza nel momento dell’abbandono al calcio giocato. L’angelo biondo di Cheb ha lasciato un vuoto incolmabile non solo in campo, ma anche e soprattutto nei nostri cuori. Vi riportiamo l’intervista a firma di Tony Damascelli uscita sul Giornale. Pavel ripercorre tutti gli eventi più salienti degli ultimi anni, da Calciopoli al mai avvenuto passaggio all’Inter, dal suo addio alla stagione disastrosa di quest’anno, fino al suo futuro che speriamo si possa tingere di nuovo di bianconero.
In casa Nedved non esiste la prova costume.
«Dopo un anno senza calcio non ho preso nemmeno un chilo».
Mannaggia, ma come fa?
«Corro, una, due ore, ogni mattina, da solo o con qualche amico, per il resto la mia vita è tranquilla».
Un anno dopo il ritiro, un anno senza Pavel Nedved, quelli della Juventus soffrono di nostalgie.
«Il calcio resterà la mia passione fino all’ultimo giorno della mia vita. In questo anno mi sono dedicato finalmente alla famiglia, a mia moglie, ai miei figli».
D’accordo gli affetti, ma quanto le è mancato il football?
«Tanto e poco. Ho preferito a volte restare lontano dallo stadio, per non soffrire».
Intende dire dallo stadio della Juventus.
«Non è stata una bella stagione per i miei ex compagni, le offese, gli insulti, le aggressioni, ho respirato un’atmosfera brutta con un clima eccessivo di tensione».
Perché Torino si è incattivita?
«Perché i tifosi della Juventus non sentivano il comando della società, era assente la competenza e, dunque, la gente pensava che si potesse fare meglio con altre persone».
Non c’è rimedio?
«Sì, basterebbe far riempire gli stadi all’ottanta per cento con i bambini, per il resto con le famiglie, per loro si deve giocare, gli altri se ne stiano pure a casa. Il calcio è gioia».
Dicono che sia un problema italiano.
«Anche il mio Paese soffre gli stessi problemi ma mi sembra che qui chi sbaglia non paga. Eppure sarebbe così facile, applicare la legge e basta».
Con la tessera del tifoso?
«Non credo che sia necessario arrivare a tanto, basterebbe bonificare gli stadi come ho detto, famiglie e non bande di delinquenti».
A proposito di problemi, che cosa ha provato in questa stagione vedendo giocare la Juventus?
«Rabbia, amarezza, delusione, malinconia. La partenza era stata bella, poi non si sa bene che cosa sia successo».
Mancava Nedved. La società non è stata esemplare con lei.
«Non ne vorrei parlare. Nel calcio non esiste riconoscenza, non mi aspettavo di più ma mi dispiaceva vedere alla Juventus gente senza esperienza e competenza».
Sembra arrivato il momento di un suo rientro. Ha accompagnato Andrea Agnelli al Sestriere al ritiro degli azzurri.
«Mi piacerebbe dare una mano alla Juventus ma senza la necessità di una qualifica. Se il presidente avrà bisogno di confrontarsi con me avrà la mia piena disponibilità».
Potrebbe svolgere il ruolo di team manager.
«Bisogna vedere che cosa vogliono da me, sarebbe un onore rappresentare il club nei rapporti internazionali, la federcalcio ceca me lo ha chiesto. Quello che potrò dare lo darò ma ho anche due bambini da seguire, i miei».
C’è un altro Nedved in circolazione?
«Non basta essere bravi in campo. Credo che Chiellini abbia le caratteristiche del leader».
Sente suo, totalmente, lo scudetto del 2006 revocato da calciopoli?
«L’ho sudato, l’ho vinto sul campo. Ero e sono amareggiato per quello che è accaduto. Io so che mi sono comportato da professionista e sono arrabbiato con chi ha buttato fango sul mio e nostro lavoro, quel campionato lo abbiamo vinto meritatamente».
L’Inter non vuole restituire il titolo e Materazzi ha indossato una maglietta burla contro gli juventini, dopo la finale di Madrid.
«Sono problemi loro, dovranno pur farsi un esame di coscienza. Esistono intercettazioni chiare. Non commento la maglietta di Materazzi, ognuno sa e deve comportarsi come sente, credo di essere un po’ diverso da lui».
Però dicevano e dicono che lei fosse un provocatore, un furbo, uno fastidioso.
«Sì, è vero, davo molto fastidio, perché ero forte, avevano paura di me e parlavano».
A proposito di Inter la vogliamo dire la verità?
«Beh, avrei potuto essere anche io a Madrid con loro».
Cioè?
«Premesso che ho sentito un colpo al cuore, da juventino, per la loro vittoria, ho ripensato alle parole di Mourinho».
Quali?
«Mi aveva detto: vieni con noi, vinceremo la Champions. Aveva ragione. Rifiutai l’offerta, non ebbi un solo attimo di esitazione. Mourinho mi piace ma a volte il suo modo diretto di parlare non combacia con il mio, io lavoro in silenzio».
Mourinho o Capello?
«Scelta difficile, sono due vincenti».
Si stupirebbe se vedesse Capello sulla panchina dell’Inter?
«Sì ma credo che si possa anche fare nel nostro lavoro».
Pronostico mondiale?
«Tifo Slovacchia perché anche se ci hanno eliminati io sono nato in Cecoslovacchia. Tifo per l’Italia ma credo che “il generale” farà la sorpresa».
Il generale?
«Capello».
Il suo sogno
«Due: andare con la mia nazionale al mondiale in Brasile. Vincere con la Juventus la Champions. Anche se non più da calciatore».
E Pavel uomo che cosa sogna?
«Di vedere i miei figli, la mia famiglia felice. Pavel, mio figlio, gioca a pallone e a pallacanestro. È un destro ma gli sto insegnando a calciare con il sinistro».
Tifa Juventus?
«Non lo so, la sua prima squadra è il Chelsea».
Sua moglie è finalmente contenta di vederla a casa?
«Bah, chiedetelo a lei».
A roma il 27 maggio, si presentava il libro di Pablo Llonto “I mondiali della vergogna”. Repubblica ne dava notizia, anticipando la presenza di Narducci che aveva curato la prefazione. Proprio quel giorno GiùLeManiDallaJuve diffondeva il video del pubblico ministero in compagnia del capitano nerazzurro Zanetti. Una chiacchierata informale proprio sui mondiali del ‘78, in cui lo sport e il dramma umano del popolo argentino, sotto il regime dei colonelli, si mischiavano. Storcevamo il naso, era un accostamento di dubbia opportunità, c’è un processo in corso a Napoli e l’Inter seppur non imputatata, come è noto, è balzata agli onori della cronaca.
Repubblica successivamente, a chiusura dell’evento, raccontava anche dell’inaspettata presenza di Massimo Moratti. Cosa ci facesse il presidente in quel contesto non è dato saperlo, motivava raccontando di essere in vacanza e di essere un ammiratore del subcomandante Marcos. Ci saliva lo sdegno, come è possibile che si sia cosi avventati, presenziando pubblicamente a fianco di chi sta processando Moggi e altri e nutrendo i già mille dubbi del popolo juventino, che vedono nella società di Milano, uno dei responsabili della farsa perpetrata a proprio danno che i più chiamano Calciopoli?
Neanche il tempo di metabolizzare l’incresciosa scoperta, che oggi Ju29ro diffonde il video in cui si evidenzia una presenza non raccontata dai media. Accanto al presidente Moratti, si vede un misterioso personaggio con cui chiacchiera. E’ il tenente colonello Auricchio, colui che ha confezionato le informative su cui si è costruito il processo sportivo prima e il processo ordinario dopo, colui che riteneva “non rilevanti” le intercettazioni a carico della società di via Durini. Lo sdegno diventa autentico shock.
Senza voler scadere in dietrologie, perchè si esaspera ancor di più l’animo del tifoso bianconero? Perchè gli si forniscono elementi per mettere in dubbio anche l’equità degli investigatori e magistrati? Perchè si lascia nascere l’idea di una cospirazione a proprio danno? Perchè non si è più avveduti nelle proprie scelte pubbliche se in ballo c’è il sentimento di 14.000.000 di juventini?
La Juventus e Roberto Bettega comunicano l’avvenuta cessazione della loro collaborazione.
La Juventus ringrazia Roberto Bettega per aver dato la propria collaborazione in un momento particolarmente complesso.
Roberto Bettega saluta con commozione la maglia bianconera e i tifosi cui ha dedicato una parte lunga ed indimenticabile della propria vita con passione e grande amore sia nei momenti esaltanti, sia in quelli più difficili.
E’ il 30 maggio 2005, il giorno dopo Lecce-Parma (3-3), l’arbitro Roberto Rosetti chiama il collega Massimo De Santis, che ha diretto il match. I dirigenti del Parma, fa sapere De Santis, lo hanno accusato dell’esistenza di “un disegno”. Nello spogliatoio, sempre a quanto fa sapere l’arbitro, Vignaroli si rende protagonista di una minaccia per un’ammonizione (“Te lo giuro su mia madre, ti vengo a prendere fino a casa…”, “Se sei ‘n omo m’aspetti fuori…”). Poi arriva Cinquini, dirigente del Parma, per chiedere “una mano” per i troppi cartellini gialli. “A me la partita iniziava al primo minuto e finiva al novantesimo minuto”, gli risponde De Santis, lasciando intendere di non essere interessato alla sorte dei diffidati.
DE SANTIS – Pronto!
ROSETTI – Buongiorno, la prima telefonata del mattino, eh?
DE SANTIS – Ti senti un po’ più tranquillo eh?
ROSETTI – Meno male, va, lascia stare…
DE SANTIS – Infatti pensavo a te durante ‘a partita…
ROSETTI – Come stai?
DE SANTIS – Bene, va, tutto a posto
ROSETTI – Tutto a posto? Ho visto…
DE SANTIS – Tranquillo….
ROSETTI – Secondo me hai arbitrato molto bene, proprio bene bene bene
DE SANTIS – So’ stato un po’ troppo duro, troppo severo
ROSETTI – Mah, secondo me ci stavano tutte perfettamente
DE SANTIS – Ma chi li pensa, è venuto Cinquini: “questo è un disegno…”
ROSETTI – Disegno, sì… disegno… artistico!
DE SANTIS – Episodi non ce ne so’ stati
ROSETTI – Zero, zero… anzi… anzi, ti devo dir la verità, che la punizione quando fanno il primo gol, cioè poteva anche non starci, per dirti no?
DE SANTIS – Sì, perché gli pesta il piede…
ROSETTI – Eh eh eh, per cui…
DE SANTIS – …la scarpa
ROSETTI – No guarda secondo me hai arbitrato benissimo. Allora mi porti a fare il quarto con te, il prossimo anno a giugno…
DE SANTIS – Secondo me stavi come stavo io quando è successo Parma-Juve.
ROSETTI – (risate)
DE SANTIS – Alla fine quando è finita la partita, ho detto, dico “Com’è annata a finì…?”, dice “no, ce l’ho spareggio cor Bologna…”. a fine partita, che non è successo niente, poi ho dovuto ammonì quer deficiente di (incomprensibile) che ha preso a palla, m’ha buttata davanti e me la butta ‘n tribuna, no?
ROSETTI – Ma infatti, infatti…
Mentre andavo via, viene Vignaroli che mi fa: “bravo bravo, sei un fenomeno a fenomeno”, a me questo. C’era pure lì Minotti vicino a me. Ho detto, dico: “Minotti hai sentito?” e ho scritto 40 sul taccuino, il numero.
ROSETTI – Eh…
DE SANTIS – Questo qui ritorna, mi fa: “Te lo giuro su mia madre, ti vengo a prendere fino a casa…”. A me? A me, Vignaroli? Sono andato l’ufficio indagini, ho detto: “Sentito?” Me lo portano via. Scendo le scalette, lui l’avevano portato via… riscende le scalette, ‘n antra vorta viene rincontro: “Se sei ‘n omo m’aspetti fuori…”
ROSETTI – Così ti diceva?
DE SANTIS – A me! Ho detto: “Scusa, scusa ma…”. Stava a torso nudo no?
ROSETTI – Eh…
DE SANTIS – Allora gli faccio: “Scusa, ti puoi rimettere la maglietta, perché… non so chi sei? Porco giuda, è diventato verde, Roby! Io tranquillo, no? Allora a un certo punto, lui se n’è andato via, è venuto (incomprensibile), mi fa: “Nove!” E io je faccio: “A Renà, questo se pensa che so’ de Busto Arsizio…”
ROSETTI – (Risate)
DE SANTIS – Difatti m’ha detto (incomprensibile) …si stavano ammazzando dalle risate. Dopo appena… ‘n ‘antra volta gli ho fatto: “Ma lo volete portà via questo?” Mentre arrivo sopra le scalette trovo Cinquini..
ROSETTI – Eh, eh…
DE SANTIS – Con quella faccia che c’ha lui, già pronto a..
ROSETTI – Sì sì…
DE SANTIS – Allora mi fa “no perché…”. Gli ho detto: “No perché qua non ce poi sta, perché non sei autorizzato. E quindi via, sparisci dalla mia vista. Via…”
ROSETTI – (risate)
DE SANTIS – È rimasto con la bocca aperta cor dito così… Io so’ entrato e so’ andato dentro ar sottopassaggio. Arriva quello di Sky che mi fa: “Ma Vignaroli?” “Vignaroli mo je scrivo io”, gli ho fatto, a quello de Sky, che era ‘n amico, no? Insomma dopo un po’, dopo… 20 minuti, un quarto d’ora, torna Cinquini nello spogliatoio. Bussa: “Scusa, posso entrare”. Io certo che puoi entrare… (…) Allora lui mi fa: “No, io non ho niente da dire, però non m’è sembrata una partita cattiva, per cui tutte queste ammonizioni… con un po’ di buonsenso…” Allora ho fatto, dico: “Senta, Cinquini, allora le dico la verità. A me, primo: non cita il buonsenso. Secondo: non stabilisce che il fallo per essere bisognoso di ammonizione deve essere necessariamente cattivo”. “No, perché…” Ho detto: “Terzo: penso, Cinquini, che lei non è la persona più idonea a vedermi e a insegnare come si arbitra. Mi potrebbe insegnare a fare il dirigente sportivo, ma questo è un altro tipo di discorso che non mi interessa (…) Comunque, stringi, in termini poveri, che devo fa: te devo dà ‘na mano? Volevi questo? Allora io mi chiamo Massimo De Santis, sono un arbitro di calcio, sono venuto qui ad arbitrare Lecce-Parma, ultima giornata di campionato, a me la partita iniziava al primo minuto finiva al novantesimo minuto. A me dei diffidati, de quello, de quell’altro… io ho applicato il regolamento (…)”. Me so’ girato, ho detto: “Ma che c’avemo il contratto cor Parma noi?” Se so’ messi tutti a ride…
ROSETTI – Fatto bene.
DE SANTIS – Mi vuol dire che le devo dare una mano? Eccole la mano: arrivederci. (…) Dopo cinque minuti entra Minotti: “Scusa, Massimo, ma che è stato ammonito anche Gilardino?” “Sì” “No, perché noi non ce ne siamo accorti”. “Ma Gilardino se ne è accorto?” “Sì” “Allora basta: basta che me ne so’ accorto io, se n’è accorto Gilardino, stamo a posto tutti…”
Cronaca dell’udienza del 25 maggio 2010 presso l’aula 216 della 9 sezione del tribunale di Napoli.
ROBERTO MANCINI (ex allenatore dell’Inter)
Primo teste dell’accusa. Il pm prova a strappargli qualcosa, fallendo clamorosamente. Mancini è assolutamentesoft, non incide, anzi.. è assolutamente tranquillo, distaccato, inglese. Non dice niente compromettente, senza neanche confermare le sue dichiarazioni rese nel 2006. “Ricorda Inter-Lazio?”. Si. “Risultato e arbitro?”. No. “Qualche episodio?”. “Forse un gol irregolare della Lazio..”. “E che ha detto all’arbitro?”. “Cose che si dicono, non ricordo”. Capuano legge: “Lei disse a Trefoloni che aveva arbitrato per far perdere l’Inter..”. Mancini smentisce. Si passa a Inter-Roma, arbitro Rosetti (di Torino, ndr). Capuano: “Lei si rivolse a Rosetti parlando di amici torinesi: a chi si riferiva?”. “Alla Juve, a Moggi in particolare”. “E che voleva dire con quella allusione?”. “No, nulla, poiché l’arbitro era di Torino mi venne di dire questa cosa, pensavo che fossero amici; in quei momenti, quando uno pensa di aver subito un torto, collega l’arbitro di Torino alla Juve..”. Capuano allora prova a lavorare in contropiede, citando la telefonata del 444 tra Bertini e Facchetti. Cerca, andando indietro nel tempo, di “giustificare” un atteggiamento sospetto dell’Inter contro Bertini. “Lei ricorda l’anno precedente qualche arbitraggio contestato di Bertini”? “No”. “Ricorda un Perugia-Inter 4-1, se ci fu un gol di mano..?”, “Ma non ero io l’allenatore!”. “Ah no?”. Si cita un’altra partita del 2004, un 3-3. L’Inter perdeva 3-1, poi recuperò. Mancini non ricorda errori di Bertini. Finisce con un buco nell’acqua. La Casoria chiede agli avvocati difensori di fare eventualmente il controesame. Nessuno lo ritiene necessario. Basta così.
WERTHER CORNIETI (Consulente Brescia e Bologna)
Ex arbitro (140 partite fra A e B), nelle vesti di consulente del Brescia. Ex dirigente del Perugia (promosso dalla C1 alla B), ex Presidente del San Marino (dalla C2 alla C1). “Ribadisco la mia esperienza a 360° nel calcio”. Per carità! Gli viene chiesto di analizzare 3 partite per il Brescia e 1 per il Bologna. Rapidamente: la prima è Chievo-Lazio del 20 febbraio 2005 (arbitro Rocchi, assolto da De Gregorio) finita 0-2. Tra gli “appunti” di Cornieti: “35′ Rocchi espelle Brighi probabilmente per proteste”. Probabilmente. Cosa ci sarà da contestare non si sa. “Baronio del Chievo ammonito per fallo di gioco, provvedimento esagerato”. Non gli è piaciuto. Passiamo oltre: Lazio-Parma, 27 febbraio 2005, 2-0 (arbitro Messina). Il riassunto di quello che Cornieti vede è: un rigore per fallo di mano volontario di Zauri della Lazio; mancata espulsione di Liverani che sotto gli occhi dell’arbitro rifila una gomitata e Olive del Parma al quale esce il sangue dal naso; un rigore non assegnato al Parma per addirittura e due trattenute contemporanee su Gilardino e Pisano. Terza partita Chievo-Fiorentina 1-2 dell’8 maggio 2005 (arbitro Dondarini). Questi i presunti errori: gol in fuorigioco della Fiorentina (fuorigioco attivo di Maggio, “difficile da rilevare”); triplice rigore contemporaneo (fantastico) al 44 pt per falli di Ufo su Cossato, Maresca su Moro e Savini su Marchetti; altro triplice rigore di Viali su Amauri, Maggio su Pellissier e Savini su Cossato; punizione non concessa al Chievo in prossimità della “lunetta dell’area di rigore” di Viali su Cossato. Ultima partita: Fiorentina-Bologna 1-0 del 5 dicembre 2004 (De Santis). Il bollettino di guerra prevede: una non ammonizione per giocatori della Lazio al 31′, al 32′, al 33′, al 34′, al 35′. Cinque in cinque minuti, da record. C’è di tutto: giallo per fallo di mano qui e non lì, ammonizione a Nastase (diffidato) ma Miccoli accentua, rete di Maresca da annullare per un fuorigioco di Riganò attivo, c’è addirittura un “fallo di confusione” in area della Fiorentina a 13 minuti dalla fine.. Insomma.. cose così.
Passiamo alle cose belle. Le scenette più divertenti vedono protagonisti l’avv. Gentile (difesa Lotito) e la Casoria. Gentile, con riguardo a Chievo-Lazio, domanda: “Ma (Fernando, ndr) Couto espulso non l’ha rilevato?. Risposta del consulente: “Non ricordo”. Si indispettisce pure. “Cioè lei non si è accorto dell’espulsione di Choutos?”. “Ma assolutamente no”. Risate. La Casoria non capisce: “Com’è che non si è accorto!”. La risposta: “Io ho guardato tutta la partita e dovendo relazionare su quello che ha subito il Chievo..”. Gentile incalza: “Ma allora non si è accorto neanche di 3 ammonizioni della Lazio..”. “Ma non insista!”, la risposta del consulente. Gentile si arrabbia: “No io isisto, e lei mi deve rispondere”.. La Casoria seda la rissa. “Ho visto la partita ma non ho ritenuto le tre ammonizioni degne di niente..”. “Quindi le condivide?”. “Si”. “Quindi anche l’espulsione di Couto?”, “Non me la ricordo”. La Casoria è già stanca “Va be non continuamo.. avvocato..”. “No, continuamo, presidente! Ha fatto un excursus di tutta la partita..”. Cambiamo argomento: “Ha avuto modo di esaminare il giudizio dell’osservatore Alfredo Trentalange?”. Risposta: “No”. “Se io le dico che il giudizio è in media 8.50 è un buon punteggio?”. “E’ un buon punteggio ma si potrebbe contestare”. “Lei ha motivo di dire che Trentalange ha sbagliato?”. “Si, perchè se uno in pochi minuti lascia una squadra in 9 posso dubitare..”. L’avv. legge il giudizio dell’osservatore Trentalange sulla partita. “Se io le dico questo sto dicendo una sciocchezza?”. “Non credo, non lo so. Ma anche un osservatore può fare errori”. Gentile continua a leggere. E’ un rapporto ottimo, a giustificazione dell’ottimo voto. “Lei lo ritiene un giudizio sbagliato?”. “No”. Eppure non si ricorda di Couto. “Io dico solo che un giocaotore come Couto è uno dei più squalificati del campionato italiano!”. Così viene giustificato il rosso. “Ma lei non l’ha vista!!!”, ricorda Gentile. “E’ SCORRETTISSIMO!”, il giudizio netto di Cornieti.
Altro siparietto. “Giudizio di Nitti su Messina: ha letto?”, domanda Gallinelli. “Si, questo si”. “Sa che ha preso 8.40? Lo considera un buon voto o negativo?”. Cornieti dice che nel rapporto viene indicato un rigore non concesso e quindi contesta il voto. Gentile legge: “gli è sfuggito un rigore..”, c’è scritto così. “Se non fosse così penserei male”. La Casoria sorride divertita: “Ma che vuol dire.. allora quando ha sbagliato l’ha fatto dolosamente?”. “No, non mi permetterei mai. Diciamo che è stato sfortunato…”. Altro sorriso della Casoria.
Domanda Gallinelli: “Quello di Nastase era il primo fallo?”. “Non mi ricordo”.
Altra domanda, questa dell’avv. Geremicca: “Le risulta se Petruzzi era come Couto uno dei gioatori più squalificati della Serie A?”. “No”. Sorrisi. “Ok, questo lo dice lei, grazie”. Non serve proseguire.
DOTT. RAGAZZONI (Consulente Brescia)
Presidente del collegio sindacale del Brescia. Comincia a elencare la storia del Brescia. Si fa fatica a seguire senza un caffè. Elenca Baggio, Tare, Toni, Guardiola, i diritti tv, la Serie B, il conto economico, “Brescia città importante”.. “Per restare in Serie A devi fare una squadra migliore di altre 3, mentre in Serie B per salire in A devi fare una squadra migliore di altre 19″. Insomma è molto più facile restare in A piuttosto che salire dalla B. Eppure chiedono i danni. “Siamo da 5 anni in Serie B, abbiamo la miseria di 1200 abbonati, più solo del Gallipoli..”. Ma non era facile? Insomma un pianto continuo per dire che, da quella retrocessione causa Cupola (dice lui), tra differenziali di ricavi, medie dei ricavi della A e della B, e altri discorsi simili… Insomma facciamola corta: 12 milioni il primo anno e arrotondati 6 milioni per 4 anni. 24 + 12 = 36 milioni di danno. Non solo. Parla di Castellazzi. Era svincolato. E’ andato alla Sampdoria perchè il Brescia non poteva pagargli 700 mila euro di stipendio in B. Lo hanno perso gratis. Chiede soldi anche per quello. “Secondo me senza esagerare per quanto riguarda il discorso dei calciatori.. 20-25 milioni. Da aggiungere ai 36 milioni. Poi altri 5 milioni per il mancato avviamento/visibilità/immagine generale..”. Insomma facciamo 60 e tutti contenti! Nessuna domanda degli avvocati difensori.
PAOLO CERBERIZZO (consulente Brescia)
Commercialista. Stima un danno di 65 milioni la retrocessione del Brescia. E’ un discorso preso alla larga sul mondo del calcio, il suo indotto, il fatturato in rapporto al PIL, ecc.. Ho applicato il oltiplicatore del reddito diviso per i ricavi di esercizio.. col teorema del prof.. il margine industriale per differenza, facendo una comparazione.. 15 milioni e otto più il danno da B con la media dei 3 campionati precedenti e successivi.. Uno strazio! Laconico il commento di Trofino: “Non ci abbiamo capito niente!”. E ve lo dovrei spiegare io? A fiducia! Ah, c’è un piccolo problema: il danno non era aggiornato al 2010, ma all’anno prima. Nel frattempo in danno è aumentato, c’è un anno in più. Trofino: “Scusate quindi se sto processo dura un altro anno aumenta ancora”. Risate. “No, ma comunque l’ho calcolato al 50% perchè non è tutta colpa…”. Ah, beh. Aggiorniamo!
ALTRI CONSULENTI
Tocca prima ad un consulente della Salernitana, nel frattempo fallita. Ricomincia la solfa. Il curatore fallimentare sostiene che la Salernitana è fallita a causa dei mancati introiti, ma va in difficoltà quando le difese gli chiedono come poteva valutare le perdite se la società, essendo non in regola con l’erario, non avrebbe potuto comunque iscriversi al campionato. Il fallimento tra l’altro è stato richiesto dal PM, per bancarotta fraudolenta.
E’ infine il turno di un consulente del Bologna, il dott. Fabio Senese, che valuta il danno per la società allora di Gazzoni Frascara (rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta) in 43 milioni. Anche qui vi risparmio i discorsi sui costi del personale, la svalutazione, le medie dei campionati precedenti.. Il resto verrà sentito nelle prossime udienze.
DICHIARAZIONE SPONTANEA DI LUCIANO MOGGI
L’udienza si chiude con una dichiarazione di Moggi..
Contesta la scelta di Cornieti come consulente perchè bravo come arbitro, ma molto più bravo come ex dirigente di Società. Era meglio scegliere un altro arbitro, magari non “dismesso” da 20 anni. Passa poi ad una dichiarazione di Carlo Ancellotti dell’udienza precedente: “disse che Meani non era un dirigente del Milan”. La contestazione è che lo fosse. Si continua con una dichiarazione “Mi sono sentito defraudato”, in riferimento a 3 partite. Moggi allora cita 3 partite anche lui, in cui si deve lamentare la Juventus nei confronti del Milan e non il contrario. Parma-Milan 1-2 del 4 dicembre 2004 (Pieri, arbitro “svizzero”). “Dubbio per un intervento di Cafù su Gilardino al limite dell’area. Per Pieri è tutto regolare. Se questo fosse un sodale quale situazione migliore di sistemare il Milan e porlo sul pareggio invece di dargli la vittoria?”. Ancora: Reggina-Milan del 13 febbraio 2005, arbitro Racalbuto (svizzero): “La Reggina ha un paio di cose da dire all’arbitro. All’8 ammonito Nesta per fallo su Mesto lanciato a rete. Visto che l’arbitro fischia il fallo a quel punto ci stava il rosso”, legge Moggi. Stessa discorso: “Se Racalbuto era uno dell’associazione avrebbe applicato la regola”. Ultima: Atalanta-Milan del 5 marzo 2005, arbitro Bertini (svizzero): “Bertini commette un gravo errore al 13 st: Nesta trattiene vistosamente Makinwa ma l’arbitro non concede la punizione e non caccia il milanista per fallo da ultimo uomo”. Anche qui, avrebbe dovuto, specie perchè svizzero. Viene citata inoltre Siena-Milan (errore dell’assistente Baglioni che annulla un gol a Sheva). Dice Moggi che i milanisti lo accusano, nelle intercettazioni, di aver mandato lui Baglioni. Ma non c’è traccia di alcuna sua telefonata con Mazzei dove chiede un assistente, a differenza di quanto fatto da Meani e Facchetti. Si cita infine l’amicizia con De Santis tirata in ballo da Ancellotti, “perchè De Santis gli da del tu”. “De Santis se si trova di fronte al Presidente della Repubblica gli da del tu pure a lui, che vuol dire! E’ carattere”, dice Moggi. “Dava del tu pure a me e ai giocatori”, aveva tra l’altro detto l’ex allenatore milanista. “Io non ho mai telefonato a De Santis e sfido chiuque a dimostrare il contrario”. Attacca, infine, Bologna e Brescia per le retrocessioni: colpa della mancata abilità nel costruire le squadre. Durante l’intervento fa spesso allusioni a Galdi, della Gazzetta dello Sport. Dice che “purtroppo oggi non è presente”. A fine intervento, un giornalista, sostituto di Galdi per la Gazzetta, dice: “Comunque la Gazzetta è presente”. Moggi allora perde le staffe, e a muso duro, minaccioso, replica: “Ah eccola! Vuole che dica cosa ha fatto… Vuole che dica cosa ha fatto Maurizio Galdi?“. Gli animi si accendono. “Lui ha fatto il collaboratore!”. “No ha fatto il giornalista!”, “No, ha fatto il collaboratore”. Il clima è rovente, e Moggi viene accompagnano fuori.
Non si sorride più.
Prossima udienza il 1 giugno 2010.
Fonte: uccellinodidelpiero.com
Nuova imbarazzante intercettazione a carico dell’Inter. Sono l’arbitro Bertini e Bergamo a parlare, con il primo che si lamenta con il designatore delle velate pressioni ricevute da Facchetti prima dell’inizio della gara. Il riferimento è a Cagliari-Inter, finita 1-1, del 12 maggio 2005. Bergamo fa anche riferimento ad una precedente telefonata avuta con l’ex presidente nerazzurro, di cui vi abbiamo già riportato la trascrizione.
Bergamo: Pronto?
Bertini: Sei a letto Paolo, eh?
Bergamo: No… Allora?
Bertini: Comè andata? Che mi dici?
Bergamo: Ma io ho visto l’ultima mezz’ora perché mi avevano avvertito di questo… di questo fallo di mano che no… non era mica espulsione…oh…
Bertini: Quella non è espulsione…
Bergamo: No, non è mica una chiara occasione da goal.
Bertini: Poi si può fare una disquisizione di carattere tecnico su tutto, ma non si ha la… forse una mancata percezione di dove fosse come posizione, ma non può essere ritenuta un’occasione…
Bergamo: No… un’occasione di.. assolutamente.
Bertini: E’ stato quello che… l’unica cosa…
Bergamo: Protestavano un po’ quelli dell’Inter… sono un po’ insofferenti quando…
Bertini: Eh me ne son accorto. E’stata una remata dal primo minuto poi, dal primo minuto, non capisco, non capisco perché. Tra l’altro c’è stato Facchetti che all’inizio della partita è venuto dentro lo spogliatoio a salutare con quel fare sempre… “SA, QUESTA è LA TREDICESIMA PARTITA, PER ORA SIAMO IN PERFETTA PARITà, QUATTRO PERSE, QUATTRO VINTE E QUATTRO PAREGGIATE, E PER L’INTER NON è CHE SIA UN GRANDE SCORE” ha detto. Quindi l’abbiamo preparata in questo modo la partita.
Bergamo: Mmhh
Bertini: E non è stato piacevole, non è stato piacevole.
Bergamo: Bisogna che ci parli, sì… più tranquillo in campo. Ci avevo già parlato, gli avevo già detto; ma questo non capisce un ca**o…
Bertini: Ma io ho l’impressione…Non so neanche l’interlocuzione più giusta quale possa essere… Questo veramente… a volte è imbarazzante… Una premessa del genere… ci siamo… ci siamo guardati tutti, prima della partita.
Bergamo: Ascoltami, quando avrai buttato giù con me, chiama Gigi, che s’è accorto che m’hai già chiamato..
Bertini: Sì, sì, certo… e quindi… niente, insomma… questa situazione… te l’ho detto, appunto.
Bergamo: Grazie. Comunque la partita… un clima…
Bertini: Al di là di questo la partita è andata bene…
Bergamo: Per quella parte che si diceva ti ci penso io…
Bertini: Sì, perchè poi tra l’altro non ha neanche senso, non mi sembra di aver fatto… Anzi.. anzi! Va buo’…
Bergamo: Buonanotte, ci sentiamo.
Bertini: Ci sentiamo domani.
Bergamo: Ciao, grazie.
Bertini: Ciao, grazie.
In: L'altro calcio
23 mag 2010Solo un anno fa, Guardiola, giovane allenatore di un Barcellona stratosferico, dedicava il suo più importante successo personale, l’appena conquistata Champions League, a tutto il calcio italiano, in quel momento in evidente difficoltà, e in particolar modo a Paolo Maldini, che si apprestava ad abbandonare il calcio giocato. Parole accorate, ma soprattutto parole sincere. Noi ci emozionammo, fummo folgorati da cotanta classe. E’ sul pulpito del successo che un grande uomo sa rendere onore ai suoi avversari di mille battaglie. Fuoriclasse in campo Pep, grande uomo fuori.
Oggi saremmo anche stati tentati di complimentarci con chi tornava in cima all’Europa che conta, dopo decenni, centinaia di milioni di euro spesi, figuracce e sofferenze di ogni sorta. Il destino verso i colori nerazzurri non è stato solo avverso, ma anche infame, umiliante a tratti. Avremmo voluto, siamo persone assennate prima che tifosi, l’armata cosmopolita interista avrebbe meritato il plauso di tutti, nonostante un percorso chiacchierato fatto di sviste arbitrali. Avremmo voluto, ma non possiamo.
No, non possiamo tendere la mano verso chi, dimostrando di essere un omuncolo nonostante la stazza, invece di gioire della propria clamorosa vittoria, mostra straccetti deridendo le legittime richieste altrui. “Rivolete anche questa?” è il messaggio lanciato da Materazzi ai bianconeri defraudati di uno scudetto vinto sul campo e consegnato ai presunti e i fin qui illegittimamente definiti gli “onesti” di Milano.
Anche il “pio” Moratti, dimenticando le clamorose rivelazioni provenienti dal processo di Napoli, non ha perso l’occasione nel scaricare le responsabilità dei suoi precedenti insuccessi a Moggi e associati. I Gresko e i Vampeta li comprava don Luciano, è chiaro. Facchetti mica armeggiava con i telefonini, chiamando arbitri in attività, un sant’uomo non lo fa, è ovvio. Guido Rossi, si dice, fosse ospite in albergo a Madrid degli sponsor della Società di via Durini, ma a pensar male si fa peccato, è noto no?.
Neanche pochi giorni fa, il 17 maggio, Alessandro del Piero dichiarava «Brava Inter», inviando i propri complimenti a chi aveva appena cucito nuovamente il tricolore sulla propria maglia. Questa è la differenza tra un fuoriclasse in campo e un pagliaccio in panchina. Ma si sa, lo stile Juventus è ben altra cosa.
«Essere qui è un motivo di grande orgoglio, sono in una delle società più importanti al mondo. Inizio questa nuova avventura con passione, cercando di mettere a disposizione la mia competenza e professionalità, ereditate negli anni da professionisti più famosi». Questo il saluto Di Giuseppe Marotta nel giorno della sua presentazione ufficiale. Un compito importante per lui, direttore generale dell’area sportiva: «La Juve si deve riposizionare dove merita. E per farlo serve una grande forza della squadra invisibile, come la chiamo io, quella che c’è in società. Più è forte questa, più lo è quella che va in campo».
Marotta spiega quale è il suo approccio al nuovo incarico («Umiltà, perché c’è molto da fare») e risponde a una domanda relativa alle sue preferenze a livello di mercato: «Se punterò sull’Italia o sull’estero? Non ho preclusioni, anche se sono un fautore del made in Italy, che ha dimostrato di valere molto attraverso i risultati, sia quelli di club che delle nazionali, anche giovanili. Certo, l’approccio con gli italiani è più facile, come lo è l’ambientamento e la relazione, ma non ho preclusione sugli stranieri. Cerchiamo i migliori».
Infine un concetto importante che riguarda i famosi ingredienti per vincere. Il pensiero di Marotta arriva come risposta a una domanda relativa alle possibilità di contrastare una squadra come l’Inter: «Nel calcio si cerca di vincere, ma ci sono anche gli avversari. Ritengo che la forza di una società non sia solo economica, ma ci siano altri valori più importanti dei soldi, quali la progettualità e da parte dei giocatori l’attaccamento alla maglia»
.
Luigi Del Neri inizierà il suo lavoro sul campo a partire dal ritiro di Pinzolo. Ma quello di oggi è il battesimo ufficiale: «Emozionato? È logico esserlo quando si è chiamati dalla Juventus, ma sono anche sicuro e consapevole di ciò che mi aspetta. Ringrazio per l’opportunità che mi è stata data. Garantisco l’impegno di dare la fisionomia a questa squadra per farla tornare ai propri livelli e che possa dare soddisfazioni ai tifosi. Personalmente si tratta della sfida più importante alla guida di una squadra di grande blasone. In passato ho vinto altre sfide e sono pronto a mettere a disposizione la mia esperienza».
Attraverso questo blog vogliamo tenervi informati su quanto di più saliente avviene nell'universo bianconero. Non solo le vicende sportive, ma anche tutto ciò che ci riguarda e avviene lontano dal rettangolo di gioco.