UNIVERSO BIANCONERO
Vi riportiamo un sunto dell’udienza odierna svoltasi a Napoli contro Moggi e altri. E’ il turno dei testimoni delle difese, da segnalare Abete, Collina e l’uomo del ribaltone Franco Baldini. Nonchè la lieta notizia sulla famosa intercettazione Bergamo – Facchetti “Metti Collina”. Forse adesso è il caso che Gianfelice Facchetti chieda scusa ai “quattro barboni”. Buona lettura.
Ennesimo capo d’imputazione disintegrato dalla testimonianza di Abete in aula, che smentisce di essere stato fatto fuori dalla presunta cupola Moggiana nel 2004. Lo stesso Abete deve ammettere di fronte alle intercettazioni “ritrovate” dalla difesa di Moggi che il suo interesse era molto legato alle sorti della Fiorentina nel campionato 2005, interesse imputato invece dai pm a Moggi.
Dall’interrogatorio si evince anche che Collina prese 100.000 euro per una sponsorizzazione gestita dalla segreteria della federazione e dall’A.I.A.(per la quale ci fu anche un’interpellanza parlamentare), di cui il presunto facente parte della cupola De Santis non beneficiò. De Santis chiese pure spiegazioni su tale sponsorizzazione richiedendo modalità e termini dell’accordo alla figc senza mai ricevere risposta.
Abete inoltre dichiara di non conoscere la fonte e la modalità con le quali la procura federale ottenne le intercettazioni, aggiungerei “mirate”, per il processo sportivo del 2006, scaricando tutto sul procuratore federale Palazzi. L’ Avv. Messeri si riserva di chiedere l’audizione di Palazzi per chiarire questo mistero, certo che suona strano che il presidente della figc sia stato tenuto all’oscuro su una questione così rilevante.
Il perito probabilmente non andrà avanti con le trascrizioni perchè dichiara di avere difficoltà, ma sarà comunque la Casoria a decidere. Il suo lavoro però al momento è bastato per certificare che fu Facchetti a dire “Metti dentro Collina” nella famosa telefonata tra Bergamo e lo stesso Facchetti.
Gli ex arbitri Collina e Tombolini, l’ex addetto stampa della federazione Valentini, l’ex assistente arbitrale Papi ed i giornalisti Simone Nozzoli, Fulvio e Riccardo Bianchi, tutti testimoni diretti ed indiretti, smentiscono in modo assoluto ipotetici taroccamenti del sorteggio arbitrale, Collina, Tombolini e Papi inoltre dichiarano di non aver subito mai pressioni per favorire determinate squadre e di non averne mai avuto percezione o sospetto che fossero state fatte ad altri colleghi.
Franco Baldini ex ds della Roma e grande accusatore di Moggi, prima sconfessa la sua deposizione al processo Gea, in cui dichiarava di non aver mai incontrato il colonnello Auricchio, dicendo stavolta invece, di averlo incontrato una forse due volte dopo le sue dimissioni dalla Roma nel 2005, per denunciare i presunti sopprusi e le presunte minacce di Moggi subiti da delle persone, ma in netto contrasto con la deposizione dell’Auricchio stesso che riferì di almeno 7-8 incontri, formali ed informali. Dopo vari tentativi di reticenza ha fatto tre nomi di presunte vittime: i procuratori Canovi ed Antonelli e l’ex d.s. del Siena Ricci, confermando che la sua collaborazione con Auricchio si limitò a questo, affermazione smentita poco dopo.
Incalzato dall’avvocato Prioreschi, Baldini si dimostra reticente e assolutamente non attendibile sulle date (che saranno poi fondamentali per l’affondo di Prioreschi)e soprattutto quando si torna a parlare di altri episodi di collaborazione con Auricchio “dimenticati” in questa audizione e in quella del processo Gea; come l’avvenuto incontro con il colonnello dei carabinieri in compagnia della giornalista di Milano Finanza Augelli.
L’avv. Prioreschi in seguito dimostrerà che Baldini ha detto il falso in quanto l’interrogatorio di Antonelli avvenne prima della sua presunta denuncia fatta ad Auricchio nel 2005.
Ed arriva il momento di dare una spiegazione all’intercettazione antecedente, “a suo dire”, l’incontro con Auricchio, dove in una conversazione avvisa Mazzini di un imminente ribaltone, della volontà di salvarlo, di fare fuori Moggi, Giraudo e Carraro, di beffare lo stesso Moggi parlandogli di una inimicizia con Castagnini per raccomandarlo e di presunti appoggi politici, nello specifico Veltroni.
Baldini liquida tutto con un “era uno scherzo, non c’era niente di serio”.
Accusato di reticenza da Prioreschi, con il giudice Casoria tutt’altro che indifferente e ansiosa di spiegazioni sulle molteplici contraddizioni di Baldini e l’evidente nervosismo dell’accusa che ha provato inutilmente ad opporsi più volte, il grande accusatore continua la sua farsa con presunte minacce velate di fargli perdere il lavoro da parte di Moggi , quelle (ahimè reali, ma chi scrive avrebbe fatto anche di peggio.. )subite al processo Gea, continuando ancora a negare altri incontri con Auricchio (..che faccia tosta), ma anche con fantasiose accuse di corruzione e frodi finanziarie tramite giocatori sopravvalutati venduti ad altre squadre che venivano di conseguenza associate alla cupola per poi quindi godere di protezione e favori arbitrali, tranne poi ritrattare e scusarsi quando gli è stato fatto notare che quelle cessioni non erano mai avvenute.
questa prima parte di stagione agonistica è stata spesso accompagnata da polemiche, da opinioni e in taluni casi da attacchi veri e propri alla Juventus e alla sua storia. Tra poche ore si aprirà il palcoscenico su una partita che da sempre racchiude gran parte della storia del calcio. Una storia per noi juventini fatta di passione e molto spesso di vittorie, tutte meritate sul campo.
Le chiacchiere degli ultimi mesi hanno contribuito ad alzare i toni, mescolando spesso i ruoli. È venuto ora il momento di occuparsi del presente.
Un tempo in cui gli azionisti e il management sono da una parte impegnati a tutelare e difendere i colori bianconeri in ogni sede, con i giusti strumenti e nel modo più corretto e trasparente, e dall’altra si concentrano quotidianamente per mettere in condizione i calciatori di offrire una prestazione all’altezza dei colori bianconeri.
Un tempo nel quale i tifosi, con senso di responsabilità perfino superiore a quello di alcuni dirigenti, sostengono la propria squadra anche nei momenti di difficoltà, senza cadere in inutili esagerazioni e violenze che macchierebbero l’impegno congiunto di tutti coloro che hanno a cuore la Juventus: calciatori, tecnici, dirigenti, dipendenti e milioni di sostenitori.
Un tempo che dura da 113 anni e continuerà anche dopo questi novanta minuti nei quali tutti dovremo essere tifosi leali per poi tornare al nostro lavoro: la Juventus continuerà a farlo nelle sedi competenti perché le ragioni di tutti siano ascoltate e valutate con pari dignità.
Forza Juve
Andrea Agnelli
Ieri Moratti aveva commentato ironicamente l’incontro tra il nuovo presidente bianconero Andrea Agnelli e il numero uno della Figc Abete: “Dopo l’incontro li ho visti contenti. Si vede che avranno già una linea comune…”.
La replica del presidente bianconero non è tardata ad arrivare alle allusioni sulla richiesta juventina di far revocare lo scudetto del 2006 in seguito agli ultimi sviluppi di Calciopoli bis. «Evidentemente dopo aver vinto ieri per quattro a zero era nervoso e quindi ha pensato di pensare a noi – ha detto Agnelli, uscendo dalla sede della Lega di A – ah, l’ha detto prima? Allora era nervoso prima».
Il numero uno bianconero ha poi aggiunto che «da parte nostra non c’è motivo di essere nervosi. Da parte loro? Non lo so. Io guardo alle vicende delle Juventus, ho già ribadito in altri momenti, siamo tranquilli, sappiamo cosa c’è nell’esposto, lo sa la Federazione, attendiamo fiduciosi un loro giudizio». Inter e Juventus nuovamente ai ferri corti come ai tempi di Moggi? Agnelli nega: «Da parte mia è molto sereno questo rapporto tra Inter e Juventus. Conoscete l’esposto. Sulla base delle nuove intercettazioni anche l’Inter ha compiuto/ha avuto delle telefonate. Quindi che non venga assegnato».
In: Serie A
22 set 2010
A volte Gigi Del Neri vorrebbe strangolarlo, confessa sorridendo, per quei colpi di tacco e sombreri che Leonardo Bonucci esegue sull’ultima trincea. Un po’ naif, direbbe Mourinho. Questione di numeri, anche: quelli ispirati dal talento, perché sa farsi perdonare con lanci e gol, e quelli veri, ad esempio il 19 stampato dietro la maglia, in osservanza della numerologia alla quale l’ha avviato Alberto, il suo motivatore personale.
Leonardo Bonucci quando le è cambiata la vita?
«Un anno fa, quando sono andato a Bari: è cominciata l’ascesa al calcio che conta. Spero di continuare a salire questa scala con la Juve».
Lei e la difesa siete finiti sotto accusa.
«È stato un momento di difficoltà: a Udine abbiamo dimostrato che con l’applicazione e la cattiveria possiamo affrontare chiunque».
Come l’è venuta l’idea del sombrero a Floro Flores?
«Mi vengono spontanee, non ci sto tanto a pensare. Come il tacco che ho fatto poco dopo: se poteva, il mister mi veniva a strangolare. Purtroppo, o per fortuna, è una caratteristica che ho, ma che devo cercare di limitare».
Disinvolto da sempre?
«Sì, anche quando ero in Primavera. Mi piaceva saltare un avversario con una finta: con Ventura la tendenza è aumentate perché non buttavamo mai via una palla».
Nella ripresa di Udine qualcuna l’ha spedita via.
(sorride) «Del Neri non mi ha detto nulla, però, un po’ per la stanchezza, un po’ per la volontà di cambiare e invertire la rotta dell’istinto, ho sparato due palloni in tribuna».
Ventura e Del Neri, stessa targa, il 4-4-2: ma ai comandi quant’è diverso?
«A Bari eravamo abituati ad aspettare l’uomo dentro l’area: Del Neri vuole che il centrale dalla parte della palla accorci, mentre la porta se la dividono l’altro centrale, il terzino e l’esterno».
Pensa mai di essere stato il più pagato?
«Sono il più costoso, ma anche il più giovane. Spero di dimostrarmi all’altezza».
In alto c’è: se l’aspettava?
«Fino a 19-20 anni non ero nessuno: non me l’aspettavo, ma l’ho sempre sognato. Sono uno di quelli che fin da piccolo voleva fare il calciatore: pallone 18 ore su 24, da quando avevo 5 anni. Capitava che mi buttavo nelle partitelle di mio fratello, Riccardo, che ha quattro anni più di me. Una volta mi sono rotto il mignolo: ero il più piccolo e mi avevano messo in porta».
Juventino.
«Tutti tifavano Inter: ero la pecora bianconera della casa».
In principio fu centrocampista.
«Dietro ho iniziato a 17 anni, prima giocavo davanti alla difesa: mi piaceva impostare il gioco, fare il lancio, la bella giocata. Poi, alla Viterbese, Carlo Perrone mi disse: “Se vuoi diventare qualcuno devi giocare difensore centrale”. Ero titubante, ma aveva ragione».
Il fisico l’ha sempre avuto?
«Dai sette-otto anni ero sempre il più alto. E un anno ho perso quattro, cinque mesi per il morbo di Osgoog-Schlatter (sindrome ossea per la crescita, ndr): mi svegliavo la notte per il male alle ginocchia».
Dopo i fallimenti di Treviso e Pisa si è mai detto: smetto.
«Ancora sto aspettando gli stipendi. Andai a Bari e pensai: “Se retrocedo anche stavolta, meglio smettere di giocare”».
Per aspera ad astra: tatuaggio non a caso.
«Attraverso le difficoltà fino alle stelle: me lo sono fatto a Treviso, quando andavo in tribuna ogni partita».
Altri marchi?
«Le iniziali dei miei genitori, Claudio e Dorita, e di mio fratello. Dietro al collo, “Per gioco o per destino. Unforgettable”. Una frase che mi sono fatto con Martina, la mia fidanzata: la mia ascesa è cominciata con la convivenza con lei».
Per questo prima delle partite le manda sempre un sms?
«Per farle capire che ci sono anche se sono da un’altra parte del mondo».
La sua colonna sonora?
«Non sento musica prima delle partite, mi concentro da solo. Anzi, se mi vedete scendere dal pullman con le cuffie vuol dire che non gioco».
I suoi modelli?
«Nesta per l’eleganza con la quale va su ogni palla, Cannavaro per cattiveria, decisione e senso dell’anticipo».
L’avversario più forte?
«Finora, Milito».
Si riguarda in tv?
«Ogni tanto sì, soprattutto quando sono andato male. Vado a vedere dove ho sbagliato e m’incavolo con me stesso, anche se a bocce ferme è più facile sapere cosa fare».
Perché ha scelto il 19?
«L’ho preso a Bari: per la numerologia, è il mio numero. Merito di Alberto, il motivatore conosciuto a Treviso e che in passato ha seguito Toldo: mi ha indirizzato sul canale della convinzione, della cattiveria, dell’autostima e della positività».
Troppa positività se dice che vi prendete lo scudetto?
«Pensiamo a vincere ogni partita poi tiriamo le somme: sennò creiamo solo illusioni».
Immagini il suo futuro.
«Spero di essere un punto fermo della Juve e migliore di quello che sono oggi».
Cambio di rotta: la “nuova” Juventus, quella di Andrea Agnelli, è pronta a depositare in Federcalcio 80-85 intercettazioni contro l´Inter, chiedendo appunto la revoca dello scudetto 2006, ed è anche pronta a “schierare” a Napoli, sin dall´udienza del 1° ottobre, l´avvocato Luigi Chiappero, che difese Antonio Giraudo nel processo sportivo di Calciopoli. È una scelta radicale: la nuova Juve ha deciso di dare battaglia a tutto campo, quello che non fece quattro anni fa. Ma ora John Elkann ed Andrea Agnelli, non per niente cresciuto all´ombra di Giraudo, hanno stabilito una strategia più aggressiva, tanto che il presidente bianconero, di recente, ha ricordato ad Abete che aspetta fiducioso una risposta dalla Federcalcio, «entro breve tempo, molto breve», sulla revoca degli scudetti. In ballo soprattutto quello del 2006, tolto alla Juventus e assegnato all´Inter dai saggi (ora pentiti…) di Guido Rossi. Per accelerare i tempi dell´indagine Figc, la Juve è pronta a depositare in via Allegri le intercettazioni – file audio e trascrizione di periti giurati – che riguardano prevalentemente l´Inter (Moratti e Facchetti). Sono le stesse su cui ha lavorato per mesi il consulente di Luciano Moggi, Nicola Penta, e che sono state acquisite già nel processo penale: si parla di griglie, sorteggi, amicizie, raccomandazioni, telefonate (proibite) agli arbitri, regali da ritirare in sede, eccetera. Quanto basta, secondo la Juventus, per togliere quello scudetto all´Inter.
La mossa della Juve è prevista prima della ripresa delle udienze a Napoli, proprio per mettere pressione sulla Figc. Giancarlo Abete ha promesso un´inchiesta e la farà: i problemi, semmai, sono i tempi. La Figc ha acquisito dalla procura di Napoli tutti i file con le 180.000 intercettazioni di Calciopoli: costo di diritti di cancelleria, 67.228 euro. Ora vanno fatte sbobinare: costo, intorno ai 350.000 euro. E, soprattutto, tempi difficili da stabilire: secondo alcuni esperti, ci vogliono almeno due anni. Basti pensare che i periti ingaggiati da Moggi ne devono ancora sbobinare oltre 70.000, mentre il 1° ottobre, quando a Napoli andrà anche Collina a deporre, Nicola Penta ne consegnerà un altro centinaio (riguardano lo stesso Collina, Lanese, Rosetti, eccetera). È stato scoperto che Facchetti aveva due telefonini, uno intestato all´agenzia di assicurazioni e l´altro all´Inter. Sul secondo, che deve essere ancora “aperto”, ci dovrebbero essere le chiamate con Pairetto, Bergamo e Ghirelli. Moggi ad ottobre chiamerà come testimoni anche Tronchetti Provera, Tavaroli, Cipriani e Moratti. Il presidente del collegio, Maria Teresa Casoria, vuole arrivare a sentenza a gennaio-febbraio 2011. A che punto sarà in quel periodo l´indagine del superprocuratore Figc, Stefano Palazzi?
La Juventus, comunque, manda in campo a Napoli anche l´avvocato Chiappero, ed è un segnale importante: non c´è più quel distacco con Moggi come in passato, ma la convinzione che d´ora in avanti si debba fare una difesa, se non comune, di sicuro meno “distaccata” dall´ex dg bianconero. Nel maggio 2006 John Elkann disse «sono state fatte cose riprovevoli», l´avvocato juventino Cesare Zaccone accettò la serie B (come male minore): ora la nuova Juve non accetta più nulla. E attacca.
Fulvio Bianchi – La Repubblica
In: L'altro calcio| Serie A
8 set 2010
Com’è stato l’impatto con Torino?
«Bello. Pure il clima mi piace, anche per ché rispetto a Liverpool… Poi è una bellissima città, non me l’aspettavo così, mi sta sorprendendo in positivo».
E l’impatto con la Juventus?
«Beh, non è stata una sorpresa. La città non la conoscevo, ma la Juve è la Juve, proprio come te la immagini da fuori, uno dei club più importanti del mondo».
Ha sfiorato la Juventus due volte: la terza è andata bene. Com’è andata?
«E’ stata una cosa veloce, un blitz… Un giorno parlo con Hodgson e discutiamo della stagione al Liverpool e tre giorni do po mi sono ritrovato a fare le visite a To rino. Il Liverpool puntava su di me e io, in fondo, sarei anche rimasto, perché alla fi ne della scorsa stagione avevo finalmente ingranato anche fisicamente, avevo giocato le ultime otto partite della stagione e anche i tifosi iniziavano ad affezionarsi, poi è arrivata quest’occasione e io non ci ho pensato un minuto: voglio dire, la Juventus… Il Liverpool mi voleva dare solo in prestito, Marotta ha insistito per ave re il diritto di riscatto».
Due anni fa finì diversamente...
«Sì, c’era stato un forte interessamento della Juventus, ma io ero più giovane e poi la Roma non aveva voluto in nessun mo do vendermi. E io, in cuor mio, pensavo di rimanere a Roma per tutta la mia carriera, un po’ come De Rossi e Totti. Poi, l’an no dopo, mi hanno ceduto al Liverpool e allora ho capito che il mio destino forse era diverso dal loro. Nessun rimpianto, comunque».
Oggi si riesce a immaginare con la maglia della Juve fra qualche anno?
«Mi piacerebbe. Però tutto dipende da quest’anno, sono in prestito, vediamo… Me lo auguro, perché sono venuto qui con l’intenzione di farmi riscattare, ma sono sincero: io sto pensando a domenica e alla Samp, non a dove sarò fra tre anni».
Nel 2003, Moggi la voleva per dare Da vids alla Roma. Lei aveva 19 anni, co me fu trovarsi sulle prime pagine?
«Ci faceva piacere, anche perché all’epoca vedere che c’era chi credeva in noi così for temente era una bella cosa. Moggi voleva me, De Rossi e D’Agostino… Mica male come centrocampo: tutto si può dire di Moggi tranne che non ci capisca di calcio. Eravamo tre pischelli e leggevamo, ma non ho mai capito se si è trattato solo di voci o stavano davvero discutendo di noi».
Si aspettava che i tifosi della Juventus la accogliessero così bene?
«Mi ha fatto piacere, ma aspettiamo le prime partite. A me piacerebbe conquistarli sul campo, al di là della normale euforia che può esserci quando arriva un giocatore nuovo».
I romanisti l’hanno subito presa in gi ro: «Aò: il Liverpool, la Juventus… Je manca ‘a Lazio poi se l’è fatte tutte», sottointenso: le nemiche storiche.
(ride) «A Roma dal punto di vista delle battute sono di un altro livello…».
Se dovesse scrivere la sceneggiatura del film di questa stagione?
«Non mi piace parlare prima… Raggiungiamo i risultati, poi ne discutiamo. Non è il momento di fare proclami, ma di vincere. E’ una stagione importante, per me e per la Juve: ci saranno di sicuro i momenti di difficoltà e dovremmo essere bravi ad affrontarli, ma ci sono tutti i presupposti per fare bene. Ecco, il titolo potrebbe essere:“Voglia di vincere”».
In: Calciomercato
3 set 2010
Delneri, dica la verità: aspettava qualche rinforzo migliore nell’ultimo giorno di mercato?
“La società ha fatto quello che poteva fare, tenendo conto degli aspetti tecnici ed economici. E a me va bene così perché ho una squadra giovane con ricambi in ogni reparto”.
Nessuna invidia per le operazioni del Milan?
“Il Milan ha preso campioni che nessuno immaginava, ma soltanto il tempo dirà chi ha fatto bene e chi no. Io ricordo che un anno fa tutti elogiavano la campagna acquisti della Juventus. Dopo le prime partite sembrava in grado di competere con l’Inter, poi sappiamo come è finita”.
Chiellini, però, ha detto che le milanesi partono davanti a voi…
“Sono d’accordo, perché avevano già una buona struttura. Noi partiamo
dietro, ma ce la giocheremo ogni partita”.
A mercato chiuso, qual è il reale obiettivo della Juventus?
“Dobbiamo raggiungere un posto per la Champions in qualsiasi maniera, perché lo esige la storia della Juventus”.
Però non è un bel segno ricevere tanti rifiuti: Di Natale, Borriello, Kaladze…
“Calma. Nessuno ha rifiutato la Juve. Di Natale aveva già rifiutato il Napoli per una scelta di vita perché voleva rimanere a Udine, Borriello ha preferito un’altra squadra per motivi contrattuali, mentre per Kaladze il discorso è diverso. Ma tutti gli altri sono venuti di corsa, come Quagliarella, dimostrando di amare questa maglia”.
Rinaudo e Traoré sono rinforzi da Juve?
“Sono le alternative che cercavamo in difesa per completare l’organico senza creare problemi ai titolari, perché oggi il titolare a sinistra è De Ceglie, mentre al centro avevamo già Bonucci e Chiellini, due nazionali”.
Nessun rimpianto, quindi, per chi non è arrivato?
“Pensavo che arrivasse Kolarov, ma non è stato possibile e quindi ripeto che sono contentissimo dei giocatori che ho. Per me sono i migliori e non li cambierei con nessuno”.
Non era meglio prendere due campioni in più e qualche gregario in meno?
“Ma chi ci assicura che un campione avrebbe risolto tutti i problemi? E poi la qualità l’abbiamo già visto che siamo pieni di nazionali. Senza dimenticare Aquilani, che in Nazionale ci può tornare”.
Non teme, invece, di rimpiangere chi è partito, come Diego?
“Il discorso su Diego è più ampio, riguarda anche l’aspetto economico e coinvolge la società. Ma siamo tutti allineati”.
Diego ha attaccato Marotta, aggiungendo che lei vuole una Juve con uomini ordinati, impegnati a giocare semplice…
“Tocca alla società rispondere. Io dico soltanto che Diego è un ottimo giocatore e gli auguro di avere successo in Germania, ma con Quagliarella abbiamo più presenza in area di rigore. E poi il nostro Diego si chiama Del Piero”.
Ma Del Piero non ha più l’età di Diego…
“Che cosa c’entra? Doni a 35 anni con me ha giocato 30 partite nell’Atalanta e ha segnato 12 gol”.
Vuol dire che Del Piero parte titolare?
“Io non assicuro il posto a nessuno. Del Piero è un giocatore della Juve e l’importante è che stia bene, poi si vedrà”.
I tifosi, però, lo invocano sempre: può essere un problema lasciarlo fuori?
“Io non tolgo i sogni ai tifosi. E’ giusto che invochino Del Piero, come hanno invocato Trezeguet, ma nessuno mi può condizionare. Io non mi sposto dalle mie idee, perché non ho paura di niente”.
Ma se lei avesse Platini, lo ingabbierebbe nel 4-4-2?
“Io non ho Platini e quindi il discorso è inutile. Purtroppo nel calcio esistono le etichette e i luoghi comuni. E infatti dopo tanti anni c’è ancora chi pensa che Rocco sia stato un catenacciaro, mentre il suo Milan giocava con 5 attaccanti”.
Lei non prevede deviazioni dal 4-4-2?
“Il 4-4-2 è la base, ma in corsa può diventare 4-2-4 o 4-1-3-2. L’importante non è il modulo ma la mentalità della Juventus, e quella non deve cambiare mai, a prescindere dai giocatori in campo”.
Le dà fastidio lo scetticismo che la circonda?
“Anche Mandela era diffidente quando fu liberato, perché temeva ancora di essere ammazzato. Per la verità, io ho avvertito molto calore attorno a me. Ma a chi è scettico, dico che ha ragione perché ci dobbiamo conoscere, anche se i numeri della mia carriera sono dalla mia parte: in particolar modo l’anno scorso quando non sono arrivato ultimo, ma 12 punti davanti alla Juventus”.
Quindi non ha paura di pagare per tutti,comeè successo nelle ultime due stagioni a Ranieri e Ferrara?
“Io non penso mai a queste cose, sennò farei un altro mestiere”.
A mente fredda, come spiega la falsa partenza a Bari?
“Con una parola: affaticamento. Avevamo giocato troppe partite in pochi giorni con molti viaggi e qualcuno ha pagato, dopo i primi 25′ buoni. All’inizio ci sta, ma i conti si fanno alla fine. Nel calcio può capitare quello che pensano in tanti, ma può capitare anche quello che pensano in pochi. E ritorno al campionato scorso quando la Roma, dopo una rimonta incredibile, quasi sicuramente avrebbe soffiato lo scudetto all’Inter, se non avesse perso in casa contro la mia Sampdoria”.
La preoccupa la serie di infortuni?
“No, perché con il mio staff in tre anni non abbiamo mai avuto infortuni muscolari. Per la ripresa dovrebbero essere tutti pronti, spero anche Amauri. L’unico fuori è Martinez, ma perché ha preso una botta a Bari”.
Perché ha voluto Martinez per farlo giocare esterno nel 4-4-2?
“Perché è un giocatore con grandi qualità che diventerà importante. E poi nella sua nazionale giocava già esterno a quattro”.
Aquilani e Marchisio potrebbero giocare insieme?
“Prima o poi sì, perché sono due ottimi giocatori che possono integrarsi benissimo in mezzo al campo. Ma io punto molto anche su Felipe Melo che vorrei recuperare perché non mi sembra un disperato coi piedi”.
L’Europa League è un peso o un obiettivo?
“Se fosse un peso, saremmo già usciti. Basta guardare le squadre che partecipano, dal Liverpool al Manchester City, per capire che non è una coppetta.
Dove però non potrà schierare Quagliarella…
«Ma avremo Amauri, Del Piero e Iaquinta».
Alla ripresa del campionato come saluterà Cassano: stretta di mano o abbraccio?
«Abbraccio, sicuro. Mi ha anche invitato al suo matrimonio. Con lui ho un rapporto ottimo, Antonio è un bravissimo ragazzo che l’anno scorso ha capito di poter dare di più».
Può essere lui il nuovo leader della Nazionale?
«Le qualità tecniche non gli mancano. L’importante è non chiedergli rientri, perché deve stare vicino alla porta. Se gioca negli ultimi 20 metri è uno da 15-20 gol all’anno».
E’ più difficile gestire Cassano o Del Piero?
«Sono due ragazzi diversi. Antonio è più esuberante, Ale più sereno, ma io non ho avuto problemi con nessuno dei due».
Ha paura che Cassano le faccia uno scherzetto la prossima giornata?
«Il problema è che nella Sampdoria non c’è solo Cassano. Pazzini è un attaccante straordinario, forte fisicamente, e i due si completano alla perfezione».
Che cosa ha provato quando ha visto la Sampdoria contro il Werder Brema?
«Ho sofferto tantissimo per l’eliminazione, perché so quanto ci tenevano tutti a entrare in Champions. Sono rimasto molto legato a Genova e un giorno spero di lasciare lo stesso affetto a Torino».
Freschezza atletica, forza fisica, tecnica da vendere: la fascia sinistra della Juventus si arricchisce di nuova qualità, con l’arrivo di Armand Traoré dall’Arsenal.
Il giocatore arriva in bianconero con la formula dell’acquisizione a titolo temporaneo per la stagione 2010/2011 con un corrispettivo di 500mila euro.
Ventuno anni ancora da compiere, è nato a Parigi l’8 ottobre 1989, Traorè inizia la sua breve, ma intensa carriera sotto la guida di Arsene Wenger, alla cui corte arrivò nel 2006, ad appena sedici anni.
Già nella prima stagione, Traoré si ritaglia il suo spazio tra i Gunners, giocando soprattutto in Coppa di Lega e l’anno successivo fa il suo esordio in Premier League il 5 aprile 2008 contro il Liverpool. Nel campionato 2008/09, è in prestito al Portsmouth, dove colleziona 28 presenze e realizza il suo primo gol, il 18 maggio 2009, contro il Sunderland.
Nazionale Under 19 e Under 21, lo scorso anno fa ritorno all’Arsenal, dove gioca diverse gare da titolare, tra le quali i big match contro Chelsea e Liverpool. Ora l’approdo alla Juventus.
Juventus Football Club S.p.A. comunica di aver perfezionato l’accordo con la società S.S.C. Napoli S.p.A. per l’acquisto a titolo temporaneo del diritto alle prestazioni sportive del calciatore Fabio Quagliarella, a fronte di un corrispettivo di € 4,5 milioni versato in datau odierna.
Il contratto prevede inoltre la facoltà per Juventus di esercitare, al termine della stagione sportiva 2010/2011, il diritto di opzione per l’acquisizione a titolo definitivo del calciatore a fronte di un corrispettivo di € 10,5 milioni, pagabile in tre esercizi.
«Sono molto soddisfatto del mio arrivo alla Juventus, che è una delle squadre più importanti del mondo. È un passaggio fondamentale della mia carriera, sarà un anno decisivo». Si presenta così Alberto Aquilani nel suo primo incontro con la stampa da bianconero. Al suo fianco Giuseppe Marotta che commenta così l’acquisto del giocatore: «Siamo contenti, per noi è un acquisto importante. È giovane, ha già giocato in nazionale e chissà che in un futuro non possa essere annoverato anche in quella di Prandelli». E a proposito di nazionale, Aquilani conferma che «è un obiettivo a cui tutti pensano e ovviamente il fatto di giocare in Italia dà più visibilità, ma il mio primo obiettivo è rimettermi in gioco con la Juve e fare bene in questa squadra»
Al giocatore, che indosserà la maglia numero 14, chiedono come sia la sua condizione fisica: «Io sto benissimo, ho fatto le visite mediche come tutti gli altri giocatori, e fin da ora sono a disposizione del mister. Gli infortuni che ho avuto in passato fanno purtroppo parte del gioco del calcio, c’è chi ne ha di più, chi di meno».
Aquilani parla dell’ambiente che ha trovato nei suoi primi giorni in bianconero: «Questa Juve ha voglia di far bene. C’è un gruppo di ragazzi giovani che è qui per fare il massimo, vedo tanto entusiasmo nell’ambiente, che ha cambiato molto sia a livello di squadra che in società»
Quando gli chiedono di parlare di obiettivi, Aquilani afferma: «Non è giusto parlare di scudetto, dobbiamo avere il nostro tempo, ma le basi per fare bene ci sono. Penso che l’Inter abbia qualcosa in più delle altre, ha grandi calciatori e un gruppo affiatato, noi, la Roma e il Milan siamo dietro, ma pronti ad avvicinarci il più possibile»
Attraverso questo blog vogliamo tenervi informati su quanto di più saliente avviene nell'universo bianconero. Non solo le vicende sportive, ma anche tutto ciò che ci riguarda e avviene lontano dal rettangolo di gioco.