Delneri, dica la verità: aspettava qualche rinforzo migliore nell’ultimo giorno di mercato?
“La società ha fatto quello che poteva fare, tenendo conto degli aspetti tecnici ed economici. E a me va bene così perché ho una squadra giovane con ricambi in ogni reparto”.

Nessuna invidia per le operazioni del Milan?
“Il Milan ha preso campioni che nessuno immaginava, ma soltanto il tempo dirà chi ha fatto bene e chi no. Io ricordo che un anno fa tutti elogiavano la campagna acquisti della Juventus. Dopo le prime partite sembrava in grado di competere con l’Inter, poi sappiamo come è finita”.

Chiellini, però, ha detto che le milanesi partono davanti a voi…
“Sono d’accordo, perché avevano già una buona struttura. Noi partiamo
dietro, ma ce la giocheremo ogni partita”.

A mercato chiuso, qual è il reale obiettivo della Juventus?
“Dobbiamo raggiungere un posto per la Champions in qualsiasi maniera, perché lo esige la storia della Juventus”.

Però non è un bel segno ricevere tanti rifiuti: Di Natale, Borriello, Kaladze…
“Calma. Nessuno ha rifiutato la Juve. Di Natale aveva già rifiutato il Napoli per una scelta di vita perché voleva rimanere a Udine, Borriello ha preferito un’altra squadra per motivi contrattuali, mentre per Kaladze il discorso è diverso. Ma tutti gli altri sono venuti di corsa, come Quagliarella, dimostrando di amare questa maglia”.

Rinaudo e Traoré sono rinforzi da Juve?
“Sono le alternative che cercavamo in difesa per completare l’organico senza creare problemi ai titolari, perché oggi il titolare a sinistra è De Ceglie, mentre al centro avevamo già Bonucci e Chiellini, due nazionali”.

Nessun rimpianto, quindi, per chi non è arrivato?
“Pensavo che arrivasse Kolarov, ma non è stato possibile e quindi ripeto che sono contentissimo dei giocatori che ho. Per me sono i migliori e non li cambierei con nessuno”.

Non era meglio prendere due campioni in più e qualche gregario in meno?
“Ma chi ci assicura che un campione avrebbe risolto tutti i problemi? E poi la qualità l’abbiamo già visto che siamo pieni di nazionali. Senza dimenticare Aquilani, che in Nazionale ci può tornare”.

Non teme, invece, di rimpiangere chi è partito, come Diego?
“Il discorso su Diego è più ampio, riguarda anche l’aspetto economico e coinvolge la società. Ma siamo tutti allineati”.

Diego ha attaccato Marotta, aggiungendo che lei vuole una Juve con uomini ordinati, impegnati a giocare semplice…
“Tocca alla società rispondere. Io dico soltanto che Diego è un ottimo giocatore e gli auguro di avere successo in Germania, ma con Quagliarella abbiamo più presenza in area di rigore. E poi il nostro Diego si chiama Del Piero”.

Ma Del Piero non ha più l’età di Diego…
“Che cosa c’entra? Doni a 35 anni con me ha giocato 30 partite nell’Atalanta e ha segnato 12 gol”.

Vuol dire che Del Piero parte titolare?
“Io non assicuro il posto a nessuno. Del Piero è un giocatore della Juve e l’importante è che stia bene, poi si vedrà”.

I tifosi, però, lo invocano sempre: può essere un problema lasciarlo fuori?
“Io non tolgo i sogni ai tifosi. E’ giusto che invochino Del Piero, come hanno invocato Trezeguet, ma nessuno mi può condizionare. Io non mi sposto dalle mie idee, perché non ho paura di niente”.

Ma se lei avesse Platini, lo ingabbierebbe nel 4-4-2?
“Io non ho Platini e quindi il discorso è inutile. Purtroppo nel calcio esistono le etichette e i luoghi comuni. E infatti dopo tanti anni c’è ancora chi pensa che Rocco sia stato un catenacciaro, mentre il suo Milan giocava con 5 attaccanti”.

Lei non prevede deviazioni dal 4-4-2?
“Il 4-4-2 è la base, ma in corsa può diventare 4-2-4 o 4-1-3-2. L’importante non è il modulo ma la mentalità della Juventus, e quella non deve cambiare mai, a prescindere dai giocatori in campo”.

Le dà fastidio lo scetticismo che la circonda?
“Anche Mandela era diffidente quando fu liberato, perché temeva ancora di essere ammazzato. Per la verità, io ho avvertito molto calore attorno a me. Ma a chi è scettico, dico che ha ragione perché ci dobbiamo conoscere, anche se i numeri della mia carriera sono dalla mia parte: in particolar modo l’anno scorso quando non sono arrivato ultimo, ma 12 punti davanti alla Juventus”.

Quindi non ha paura di pagare per tutti,comeè successo nelle ultime due stagioni a Ranieri e Ferrara?
“Io non penso mai a queste cose, sennò farei un altro mestiere”.

A mente fredda, come spiega la falsa partenza a Bari?
“Con una parola: affaticamento. Avevamo giocato troppe partite in pochi giorni con molti viaggi e qualcuno ha pagato, dopo i primi 25′ buoni. All’inizio ci sta, ma i conti si fanno alla fine. Nel calcio può capitare quello che pensano in tanti, ma può capitare anche quello che pensano in pochi. E ritorno al campionato scorso quando la Roma, dopo una rimonta incredibile, quasi sicuramente avrebbe soffiato lo scudetto all’Inter, se non avesse perso in casa contro la mia Sampdoria”.

La preoccupa la serie di infortuni?
“No, perché con il mio staff in tre anni non abbiamo mai avuto infortuni muscolari. Per la ripresa dovrebbero essere tutti pronti, spero anche Amauri. L’unico fuori è Martinez, ma perché ha preso una botta a Bari”.

Perché ha voluto Martinez per farlo giocare esterno nel 4-4-2?
“Perché è un giocatore con grandi qualità che diventerà importante. E poi nella sua nazionale giocava già esterno a quattro”.

Aquilani e Marchisio potrebbero giocare insieme?
“Prima o poi sì, perché sono due ottimi giocatori che possono integrarsi benissimo in mezzo al campo. Ma io punto molto anche su Felipe Melo che vorrei recuperare perché non mi sembra un disperato coi piedi”.

L’Europa League è un peso o un obiettivo?
“Se fosse un peso, saremmo già usciti. Basta guardare le squadre che partecipano, dal Liverpool al Manchester City, per capire che non è una coppetta.

Dove però non potrà schierare Quagliarella…
«Ma avremo Amauri, Del Piero e Iaquinta».

Alla ripresa del campionato come saluterà Cassano: stretta di mano o abbraccio?
«Abbraccio, sicuro. Mi ha anche invitato al suo matrimonio. Con lui ho un rapporto ottimo, Antonio è un bravissimo ragazzo che l’anno scorso ha capito di poter dare di più».

Può essere lui il nuovo leader della Nazionale?
«Le qualità tecniche non gli mancano. L’importante è non chiedergli rientri, perché deve stare vicino alla porta. Se gioca negli ultimi 20 metri è uno da 15-20 gol all’anno».

E’ più difficile gestire Cassano o Del Piero?
«Sono due ragazzi diversi. Antonio è più esuberante, Ale più sereno, ma io non ho avuto problemi con nessuno dei due».

Ha paura che Cassano le faccia uno scherzetto la prossima giornata?
«Il problema è che nella Sampdoria non c’è solo Cassano. Pazzini è un attaccante straordinario, forte fisicamente, e i due si completano alla perfezione».

Che cosa ha provato quando ha visto la Sampdoria contro il Werder Brema?
«Ho sofferto tantissimo per l’eliminazione, perché so quanto ci tenevano tutti a entrare in Champions. Sono rimasto molto legato a Genova e un giorno spero di lasciare lo stesso affetto a Torino».


Freschezza atletica, forza fisica, tecnica da vendere: la fascia sinistra della Juventus si arricchisce di nuova qualità, con l’arrivo di Armand Traoré dall’Arsenal.

Il giocatore arriva in bianconero con la formula dell’acquisizione a titolo temporaneo per la stagione 2010/2011 con un corrispettivo di 500mila euro.

Ventuno anni ancora da compiere, è nato a Parigi l’8 ottobre 1989, Traorè inizia la sua breve, ma intensa carriera sotto la guida di Arsene Wenger, alla cui corte arrivò nel 2006, ad appena sedici anni.

Già nella prima stagione, Traoré si ritaglia il suo spazio tra i Gunners, giocando soprattutto in Coppa di Lega e l’anno successivo fa il suo esordio in Premier League il 5 aprile 2008 contro il Liverpool. Nel campionato 2008/09, è in prestito al Portsmouth, dove colleziona 28 presenze e realizza il suo primo gol, il 18 maggio 2009, contro il Sunderland.

Nazionale Under 19 e Under 21, lo scorso anno fa ritorno all’Arsenal, dove gioca diverse gare da titolare, tra le quali i big match contro Chelsea e Liverpool. Ora l’approdo alla Juventus.


Juventus Football Club S.p.A. comunica di aver perfezionato l’accordo con la società S.S.C. Napoli S.p.A. per l’acquisto a titolo temporaneo del diritto alle prestazioni sportive del calciatore Fabio Quagliarella, a fronte di un corrispettivo di € 4,5 milioni versato in datau odierna.

Il contratto prevede inoltre la facoltà per Juventus di esercitare, al termine della stagione sportiva 2010/2011, il diritto di opzione per l’acquisizione a titolo definitivo del calciatore a fronte di un corrispettivo di € 10,5 milioni, pagabile in tre esercizi.


«Sono molto soddisfatto del mio arrivo alla Juventus, che è una delle squadre più importanti del mondo. È un passaggio fondamentale della mia carriera, sarà un anno decisivo». Si presenta così Alberto Aquilani nel suo primo incontro con la stampa da bianconero. Al suo fianco Giuseppe Marotta che commenta così l’acquisto del giocatore: «Siamo contenti, per noi è un acquisto importante. È giovane, ha già giocato in nazionale e chissà che in un futuro non possa essere annoverato anche in quella di Prandelli». E a proposito di nazionale, Aquilani conferma che «è un obiettivo a cui tutti pensano e ovviamente il fatto di giocare in Italia dà più visibilità, ma il mio primo obiettivo è rimettermi in gioco con la Juve e fare bene in questa squadra»

Al giocatore, che indosserà la maglia numero 14, chiedono come sia la sua condizione fisica: «Io sto benissimo, ho fatto le visite mediche come tutti gli altri giocatori, e fin da ora sono a disposizione del mister. Gli infortuni che ho avuto in passato fanno purtroppo parte del gioco del calcio, c’è chi ne ha di più, chi di meno».

Aquilani parla dell’ambiente che ha trovato nei suoi primi giorni in bianconero: «Questa Juve ha voglia di far bene. C’è un gruppo di ragazzi giovani che è qui per fare il massimo, vedo tanto entusiasmo nell’ambiente, che ha cambiato molto sia a livello di squadra che in società»

Quando gli chiedono di parlare di obiettivi, Aquilani afferma: «Non è giusto parlare di scudetto, dobbiamo avere il nostro tempo, ma le basi per fare bene ci sono. Penso che l’Inter abbia qualcosa in più delle altre, ha grandi calciatori e un gruppo affiatato, noi, la Roma e il Milan siamo dietro, ma pronti ad avvicinarci il più possibile»



La Stampa pubblica una clamorosa intervista ad Alessio Secco. L’ex Ds si toglie numerosi sassolini dalle scarpe, facendo luce su diverse vicende che tanto hanno fatto arrabbiare i tifosi. Una su tutte, la Juventus aveva in mano Mascherano e Cassano, ma la Società decise di non perfezionare gli acquisti. L’argentino addiritturà scoppiò in lacrime, oggi vale non meno di 30 milioni.

Alessio Secco, primo ds post-Calciopoli, com’è la vita senza Juve?
«Un po’ più tranquilla».

La cosa che le è dispiaciuta di più?
«Credevo di meritare almeno due righe di ringraziamento, dopo tredici anni di Juve: il club le ha dedicate a chi c’è stato molto meno. Una caduta di stile».

Perché davano e abbiamo dato sempre la colpa a lei?
«C’è stata sfiducia e diffidenza nei miei confronti, fin dall’inizio, da parte di un po’ di tutti. Forse perché ero giovane, o per invidia».

Avrebbe potuto rifiutare.
«Per uno che vuol fare questo mestiere dire no alla Juve sarebbe stata una cosa folle».

Fu etichettato come tagliateste. Cominciamo: Deschamps?
«Figurarsi. Lo portai io da Cobolli e Blanc. Poi sorsero opinioni differenti durante la stagione, e per mia e sua inesperienza si arrivò alla rottura. Ma gli devo fare i complimenti: è stato uno dei pochi a dire che aveva sbagliato. A lasciare la Juve».

Ranieri?
«Altra frottola. Anzi, a Ranieri va il merito di due campionati andati oltre le previsioni. Poi su certi argomenti non ci fu totale condivisione, ma nel calcio ci sta».

Un giocatore che aveva in tasca?
«Mascherano, nel gennaio 2007, l’avevo preso: sarebbe venuto in prestito, anche in B. Mi dissero che non si poteva, perché la proprietà del cartellino era un intreccio tra persone e società, e la Juve ha un codice etico. Lui si mise a piangere».

Dunque non si poteva prendere?
«Il Liverpool lo fece, poco tempo dopo».

Altri a un passo?
«Van der Vaart, nell’estate 2009. E Cassano, tre e due anni fa, l’avevamo in mano. Ma c’erano perplessità da parte di qualcuno: invece sapevo che Antonio non era più un enfant terrible».

L’imputazione più pesante: Poulsen invece di Xabi Alonso.
«Si decise per quel tipo di giocatore: costava la metà, ma il prezzo non c’entrò nulla. Fu una decisione a livello collegiale, come sempre: io, Ranieri e Blanc e il cda».

Però hanno dato la colpa a lei.
«Il problema è che la gente mi investiva di un potere che non avevo: in società come la Juve, la gestione degli acquisti è democratica, diciamo. Frutto di decisioni collegiali».

Come dovrebbe essere?
«Un direttore generale o un ds che decide e si prende la responsabilità: oneri e onori. Come con Marotta, adesso».

L’acquisto di cui è più orgoglioso?
«Sissoko. E anche Diego, nonostante l’anno passato».

Ha comprato anche gente che non ha funzionato: Almiron?
«Il calcio è strano. Almiron aveva portato l’Empoli in Coppa Uefa, fece male qui e a Firenze. Quest’anno a Bari è stato uno dei migliori centrocampisti del campionato».

Tiago?
«Ha fatto un buon mondiale ed è andato a giocare nella squadra che ha vinto la Coppa Uefa».

Felipe Melo?
«Nonostante l’errore contro l’Olanda, non si gioca per caso nel Brasile. É un ottimo giocatore».

A 25 milioni di euro?
«Quasi ce li chiesero per D’Agostino, ora venduto a 12, la nostra valutazione. Su Felipe fu deciso di fare uno sforzo importante».

Perché hanno fallito in tanti?
«Perché c’è stata una frenesia inspiegabile: molta poca accoglienza verso i giocatori».

L’anno scorso che cosa è successo?
«Gli infortuni: hanno sfalsato il valore della squadra».

Dice la leggenda: lei ha già preso Giampaolo, ma le dicono che il prescelto è Ferrara. Conferma?
«Diciamo che ero abbastanza vicino, a Giampaolo».

Quest’anno chi avrebbe preso?
«Capello. L’unico che pure l’anno scorso avrebbe potuto fare meglio. Ma non sarebbe venuto, sta troppo bene a Londra».

Allora?
«Benitez».


Ennesima puntata della telenovela Boschi – Lanese. In questa intercettazione Boschi chiama Lanese per discutere della famosa partita Parma – Juventus del 6 Gennaio 2005, finita 1-1 partita che risulta importante ai fini delle indagini per una serie di valutazioni fatte dal Col. Auricchio, poi rivalutate e smentite dal suo sostituto, e per il fatto che ancora una volta Boschi millanta di aver compiuto una cosa che invece non si è verificata, partiamo però dalle vicende giudiziarie.
Nelle indagini condotte dai Carabinieri esiste un momento in cui il De santis si “sdogana” dalla “cupola” e la data individuata dal Col. Auricchio è il 5 Gennaio 2007, esattamente prima della partita con il Parma e due giorni prima che invece il sostituto del Colonnello, desse come consegnata la presunta sim svizzera allo stesso De Santis da Moggi. Chiaramente questa fase storica delle indagini vede quindi una serie di contraddizioni in seno ai CC che si smentiscono a vicenda. Come può infatti De Santis “sdoganarsi” dalla “cupola” prima di ricevere la famosa sim svizzera? Ci torneremo dopo.
Boschi quindi chiama Lanese, dicendo di essere sceso negli spogliatoi e di avere “cazziato” il buon De Santis per una condotta di gara non equa. Ora qui sorge una serie di dubbi. Analizzando la partita, cosa che i CC non fanno affidandosi ai tabellini dei giornali, si può notare che il rigore per un fallo di mano in area parmense era limpido come il sole, che una serie di falli fatti dai giocatori del Parma non viene sanzionata e che la Juve per questi errori viene penalizzata, ma a giudizio del Boschi nella conversazione con Lanese, questa cosa non si evince anzi lui, probabilmente tifoso del Parma, volutamente assolve De Santis, mentre dovrebbe forse richiamarlo per il rigore non dato, visto che era presente come osservatore AIA e non come rappresentate del Parma. Inoltre posso confermare, avendo parlato con persone del pool difensivo di De Santis che l’arbitro di Tivoli nega la conversazione nei toni raccontati da Boschi ed a supporto dell’arbitro ci sono anche le testimonianze dei componenti della quaterna arbitrale, ma che l’osservatore sia sceso negli spogliatoi a complimentarsi e a chiedere una maglia di Ibrahimovic consegnatagli poi da Secco, allora team manager della Juventus.
Inoltre Boschi sostiene e millanta che nello spogliatoio dell’arbitro fosse presente Moggi, cosa che invece sotto giuramento a Napoli è stata smentita da Baraldi, il quale dice di aver visto sì Moggi e Giraudo parlare e lamentarsi con De Santis del rigore, ma nei corridoi.
Ora mi chiedo se De Santis fosse sodale di Moggi perché negare un rigore solare? Perché sdoganarsi e poi prendere la presunta sim svizzera? Perché non aiutare la Juve in una partita comunque importante ai fini della classifica e perché i Carabinieri danno credito alle parole del Boschi, che millanta in tutte le telefonate fatti mai accaduti, per indagare Bergamo e non verificare come fossero andate le cose? Perché non controllare l’andamento delle partite e perché tra i due capi dei pool d’indagine ci sono queste discordanze?
Ricordo che queste telefonate non prese in considerazione dagli inquirenti era contrapposte a quelle che hanno permesso i vari capi d’imputazione.

Ecco il testo integrale:

Lanese: “Alberto scusa per ieri ma ero ad un (incomprensibile)”.
Boschi: “No ma non è un problema”.
Lanese: “Com’è andato poi io visto un pò in televisione”.
Boschi: “Ma com’è andata guarda. Io ho parlato con loro io adesso a parte l’episodio del rigore o meno che era difficile da vedere per cui era impallato da Del Piero come del resto io e l’assistente e su quello non voglio neanche discutere perché lo assolvo, ma è una questione generale ragazzi”.
Lanese: “Sì sì”.
Boschi: “Io gli ho detto ho detto non si può mica che un arbitro internazionale prima di tutto ho detto per ammonire ho detto gliel’ho detto nei denti eh..ho parlato con Bergamo e con Pairetto te lo dico non è possibile che per ammonire un giocatore della Juventus, dubito uno deve dare na coltellata altrimenti non lo ammonisce”.
Lanese: “Sì sì”.
Boschi: “Dopo venti minuti Zebina ha fatto il classico fallo da tergo proprio na randellata dietro”.
Lanese: “Niente”.
Boschi: “E Baraldi è andato l’è andato a a reda a redargui a redarguire, che Montero esce fuori dall’area per fare un fallo tattico alla trequarti di campo”.
Lanese: “Niente”.
Boschi: “Buttando giù l’uomo”.
Lanese: “Niente”.
Boschi: “E lo ammonisce dopo cinque d.. due minuti dopo..io sono entrato dentro e gli ho detto ascolta Massimo sta bene ascolta una cosa io posso capire che la partita per te oggi psicologicamente era difficile e siamo d’accordo su questo allora però io adesso dire una serie di cose che al tuo livello non possono essere commesse uno il rapporto con il giocatore lasciamo stare lo spostamento lasciamo stare”.
Lanese: “Aspetta aspetta che stranamente c’è un vigile aspetta (incomprensibile)……si dimmi Alberto”.
Boschi: “Gli ho detto lasciamo stare quelle cose li dal punto di vista tecnico ho detto stammi ascoltar na cosa tu e hai fatto due cose che certamente non ci potevano stare lasciamo stare l’episodio del rigore così che ti assolvo non è un problema questo uno ho de eh eh a metà del secondo tempo tu hai visto che la partita era salita di tono che son stati un paio di interventi che se ce l’uomo rimane li gli spaccano na gamba e tu non hai fischiato, li qualche fischio in più lo dovevi dare perché tu dovevi capire che a un certo punto la gara vuole tenuta ferma dal punto agonistico va bene? poi ti sei intestardito a dare dei vantaggi del cazzo ecco proprio tu gli ho detto che sei un arbitro FIFA e sai che la FIFA su questo punto ha dato disposizioni che i vantaggi o ne dai 1 o 2 che sono importanti o non li dai…ad un certo punto ammoni (incomprensibile) eeeh dai un vantaggio a centrocampo su un fallo di Emerson fanno un lancio naturalmente i giocatori del parma in fuorigioco ed è un vantaggio del cazzo tu cosa fai fischi e ammonisci Emerson perché ha fatto un fallo da ammonizione e riprendi il gioco con un calcio di punizione sul fuorigioco secondo te che cazzo di vantaggio è quello li”.
Lanese: “Mmm mm mm”.
Boschi: “C’ho detto per cui queste sono gestioni che vanno fatte in maniera diversa adesso hai fatto cinque minuti di recupero ascolta gli ho detto quando ne fai quattro va bene perché ti dico a te per quale motivo anche perché se dal quarto minuto succede qualcosa o c’è un gol della Juventus viene fuori un casino che non finisce più, ma chi te lo fa fare”.
Lanese: “Ma negli spogliatoi che c’era contestazione?”.
Boschi: “No no non c’era nessuna contestazione no no no nessuna contestazione a parte il fatto che quando sono entrato nello spogliatoio chi c’era? Indovina?”.
Lanese: “Moggi”.
Boschi: “Ovviamente ‘ah ciao come stai? Stai bene?’ a sì io sto bene ‘Ti faccio tanti auguri’ e c’ho detto li faccio anche a te tanti auguri poi dopo è uscito e abbiamo parlato con loro con De Santis, pero io ho parlato poi con loro ho detto comunque guardate io no non lo penalizzo col voto perché chiaramente quella era una partita che forse era meglio che non c’andasse per tutto i risvolti psicologici però ricordatevi che come gestione e questo qua non è una cima eh”.
Lanese: “Sì sì sì”.
Boschi: “Non è una cima infatti poi Bergamo ho detto scusa”.

fonte:  Mimmo Celsi – TuttoJuve


Lo JUVENTUS CLUB DOC TRANI organizza a Trani, presso la libreria Mondadori domenica 27 giugno, l’incontro con MASSIMO ZAMPINI.

Per chi ancora non lo conoscesse è tra gli eroi juventini che mai si sono arresi alla farsa che in molti chiamano Calciopoli.

Recentemente è balzato agli onori della cronaca per una litigata con il Ministro La Russa (noto tifoso nerazzurro) in diretta su Telelombardia e per aver curato con Antonello Angelini, un bellissimo servizio andato in onda a Matrix durante la puntata dedicata a LUCIANO MOGGI. E’ anche il co-conduttore della trasmissione televisiva “La Juve è sempre la Juve” che si è sempre contraddistinta per spirito critico e presenza di importanti ospiti (Luciano Moggi, Paolo Bergamo, Massimo De Santis, Sergio Brio, Giampiero Mughini, etc…)

L’autore presenterà il suo libro “ER GO’ DE TURONE – Diari di uno Juventino a Roma” e poi daremo vita al dibattito sui temi legati a Calciopoli che oggi sono tornati prepotentemente di moda.

Interverranno telefonicamente l’Avv. Paco D’Onofrio, legale con Prioreschi e Trofino di Luciano Moggi, e Antonello Angelini.

Vi preghiamo di non mancare, non ci deludete, potrebbe essere il primo di una lunga serie di interessanti incontri con i più prestigiosi esponenti bianconeri!

Domenica 27 giugno – ore 18:30
Libreria Mondadori -  Via Beato Annibale Maria di Francia, 20 – Trani


Cari tifosi,

è passato un mese da quando ho assunto la presidenza della Juventus. In tantissimi mi avete testimoniato incoraggiamento, fiducia e sostegno e ve ne sono veramente grato. Il calcio, soprattutto nel periodo estivo, è fatto di parole, di interviste, di emozioni fugaci e talvolta di illusioni. Io penso che ai sogni si debbano sempre accompagnare la realtà e la sincerità, quindi oggi scelgo di rivolgermi a voi attraverso il nostro sito per raccontarvi le priorità della Juventus per i prossimi mesi.

La Squadra, quella che appassiona tutti noi, è il fulcro della nostra attività e del nostro impegno. Ecco perché l’acquisto più importante della Juventus 2010-2011 è senz’altro Giuseppe Marotta, uomo di calcio e grande conoscitore sia del mercato sia dei complessi meccanismi gestionali di una società sportiva. Jean Claude Blanc ed io stiamo garantendo al nostro Direttore Generale tutto il sostegno necessario perché possa arrivare a fine agosto con una compagine competitiva da mettere a disposizione del nostro nuovo allenatore, Gigi Del Neri. A lui spetterà il delicato compito di riportare cultura e disciplina sportiva nello spogliatoio. La distanza dai rivali, che si è creata in questi anni, richiede un percorso complesso, ma siamo consapevoli che con professionalità e passione saremo in grado di costruire una squadra capace di vincere contro qualunque avversario.

La società, che io considero l’altra squadra, sta vivendo un momento di cambiamento. Siamo tutti, dal primo all’ultimo, ognuno nel proprio ruolo e con le proprie competenze, al lavoro per garantire stabilità economica e competitività sportiva.
Personalmente sto cercando di impegnarmi senza risparmiare energie su tutti i fronti.

Sappiate inoltre che io, come tutti voi, sono in vigile attesa di conoscere le decisioni definitive della giustizia sportiva che dovrà dimostrare, di essere uguale per tutti in qualsiasi momento storico. Ecco perché farò sempre sentire la voce della Juventus in FIGC, in Lega Calcio e in ogni altra sede.

L’estate è ormai alle porte e quindi auguro a tutti voi una serena e felice estate in attesa di salutarvi tutti allo stadio!

Andrea Agnelli


Come molti di voi sanno, Christian Vieri ha citato in giudizio l’Inter per l’attività di pedinamenti posti in essere a suo danno, sia sportivamente che penalmente. Una questione spinosa che coinvolge non solo i vertici dell’Inter, ma anche altri soggetti coinvolti nello scandalo Telecom. L’avvocato dell’ex attaccante ha chiesto al procuratore federale Palazzi di conoscere le motivazioni della misteriosa ed inspiegabile archiviazione del procedimento sportivo a carico di Moratti e Facchetti. Palazzi incredibilmente ha negato a Vieri di poterne ricevere una copia. Qui sotto vi riportiamo la parte saliente e la copia originale.

“…Per quanto riguarda la richiesta di copia della motivazione del procedimento di archiviazione adottato da questa Procura, superate le preclusioni derivanti dalla pendenza delle indagini penali, a giudizio di Questo Ufficio non è, in ogni caso, possibile rilasciarne copia, in considerazione del contenuto dello stesso, che riguarda una molteplicità di soggetti le cui posizioni sono, da una parte, autonome rispetto a quella del Suo assistito mentre, dall’altra parte, sono intimamente connesse con la stessa.

Ne consegue che il rilascio di copia integrale della motivazione de qua potrebbe determinare conseguenze pregiudizievoli a carico di terzi e, d’altra parte, l’apposizione degli omissis necessari comporterebbe uno stravolgimento e una difficile intelleggibilità del contenuto dell’atto…”


In merito ai nuovi sviluppi provenienti dal processo Vieri contro l’Inter, che inevitabilmente si intreccia con le vicende di Calciopoli, Tuttomercatoweb ha intervistato Nicola Penta, il noto consulente della difesa Moggi. Reazione? Durissima.

Cosa ne pensa Lei dei procedimenti relativi al mondo del calcio e a personaggi come Vieri, Moggi, De Santis…

“Che far pedinare od intercettare un arbitro ha come unico scopo il ricatto. Pedinare un dirigente di una squadra rivale è spionaggio industriale. E pedinare ed intercettare un dipendente non saprei come definirlo, se non una cialtroneria”

Pare che ci siano delle intercettazioni riguardanti vertici della FIGC molto imbarazzanti e rilevanti
“Sicuramente gli inquirenti non le hanno ritenute rilevanti, per cui staremo a vedere.”

Come considera l’ultima deposizione di Cipriani nella quale sostiene di aver fatto pedinare Moggi per un anno da sei uomini
“Non so chi sia peggio tra chi commissiona pedinamenti e chi organizza rapine di banche, sicuramente si tratta di farabutti”.

In questo momento il suo lavoro a che punto è?
“In questo momento siamo all’ascolto e alle verifiche documentali di circa 800 telefonate riguardanti arbitri osservatori dell’AIA e dirigenti federali”.

Ci può fare qualche nome?
“Sicuramente Alberto Boschi di Parma osservatore dell’AIA con centinaia di telefonate molto interessanti, gli arbitri Rosetti, Paparesta e Trefoloni, mentre i dirigenti della FIGC top secret”.


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